Il caso del “cuore bruciato” ha acceso i riflettori sul delicato mondo dei trapianti pediatrici. Un cuore donato, danneggiato durante il trasporto, è stato impiantato su un bambino di poco più di due anni, scatenando indagini giudiziarie e sollevando dubbi sulle procedure di conservazione e trapianto. Le condizioni del piccolo destano crescente preoccupazione, e l’allarme della famiglia e del legale diventa sempre più urgente.
Indagine sul “cuore bruciato”: accertamenti e iscrizioni nel registro degli indagati
Come riportato da Rai News, sei persone tra chirurghi, medici e paramedici, sono state iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli per il caso del cosiddetto “cuore bruciato”, l’organo trapiantato su un bambino di due anni e tre mesi che si è rivelato gravemente compromesso. L’ipotesi di reato contestata è quella di lesioni colpose gravissime. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri con l’aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante, coinvolge le fasi di espianto a Bolzano, il trasporto via terra per oltre ottocento chilometri e il successivo trapianto presso l’Ospedale Monaldi di Napoli.
Come ha spiegato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, “Speriamo di non doverci costituire parte civile in un procedimento per omicidio colposo”, evidenziando la delicatezza della situazione.
Le indagini, affidate ai carabinieri del Nas, mirano a verificare se tutte le procedure di conservazione e trasporto dell’organo siano state rispettate secondo i protocolli stabiliti dal Centro Nazionale Trapianti. Particolare attenzione è rivolta all’utilizzo di ghiaccio secco nel confezionamento del cuore, materiale non ordinariamente previsto, che potrebbe aver danneggiato irreversibilmente l’organo.
Gli accertamenti prevedono anche il coinvolgimento di consulenti esperti in cardiologia e trapiantologia pediatrica per analizzare cartelle cliniche, linee guida e atti ospedalieri. Parallelamente, gli inquirenti stanno valutando le conseguenze della sospensione del servizio di trapianti pediatrici al Monaldi, decisione adottata settimane dopo l’intervento, che solleva interrogativi sulla tutela degli altri bambini in lista d’attesa.
Trapianto a Napoli con cuore bruciato: “Il bambino si sta aggravando”
Il bambino è ricoverato da oltre cinquanta giorni in terapia intensiva, in coma farmacologico, e attualmente sopravvive grazie all’Ecmo, il macchinario per l’ossigenazione extracorporea che supplisce alle funzioni cardiache e polmonari. La madre, Patrizia, ha descritto la situazione come “una vera e propria corsa contro il tempo”, mentre l’avvocato Petruzzi sottolinea che “le condizioni peggiorano di giorno in giorno, è una corsa contro il tempo, dobbiamo solo sperare che il nuovo organo arrivi in tempo”.
La vicenda affonda le radici nella cardiomiopatia dilatativa diagnosticata al bambino a soli quattro mesi, malattia che aveva reso necessario il trapianto. Il cuore donato, proveniente da Bolzano, sarebbe giunto danneggiato a causa di un eccesso di freddo durante il trasporto, definito dagli operatori come “bruciato”. Nonostante ciò, il trapianto è stato effettuato per la mancanza di alternative immediate.
L’attenzione ora si concentra sul reperimento urgente di un nuovo cuore compatibile, con la lista europea dei trapianti pediatrica che resta l’unica speranza per salvare la vita del piccolo. Come evidenzia il legale, “Ora la priorità è trovare un cuore nuovo per il bambino”, mentre la famiglia e gli inquirenti attendono sviluppi nella delicata indagine che punta a chiarire responsabilità e protocolli seguiti.