Trattativa Stato-Mafia: condannato dell'Utri
Trattativa Stato-Mafia: condannato dell’Utri
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Trattativa Stato-Mafia: condannato dell’Utri

aula bunker

Dall'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo sono arrivate le condanne definitive

Oggi, 20 Aprile 2018, è una giornata importante per la dura lotta contro la Mafia: dopo 5 anni di processo è arrivata la sentenza sugli accordi tra Stato e Mafia.

Il processo

Dall’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo è stata emessa la sentenza: la Corte d’assise di Palermo ha condannato a pene comprese tra 8 e 28 anni di carcere agli ex vertici del Ros Mori, Subrani, De Donno, l’ex Senatore dell’Utri, Massimo Ciancimino e i boss mafiosi Bagarella e Cinà. L’ex ministro democristiano Nicola Mancino è stato assolto dall’accusa di falsa testimonianza. Le accuse verso il pentito Giovanni Brusca sono state prescritte. Tutti gli altri imputati sono stati invece condannati.

Questo è stato un processo lunghissimo durato ben 5 anni che ha raccolto 200 udienze e altrettanti testimoni. La fase del processo è iniziata infatti nel 2013, per verificare i presunti rapporti tra la mafia e gli organi delle Istituzioni Statali.

Collegate a queste indagini anche le stragi e gli attentati accaduti tra il 1993 e il 1992 infatti l’obbiettivo di questi presunti accordi era mettere fine alla stagione delle stragi, convincendo lo Stato a piegarsi alle richieste di Cosa Nostra.

I protagonisti che diedero l’input per incominciare queste indagini furono i due grandi uomini Paolo Borsellino e Giuseppe Falcone che erano riusciti a far condannare ad anni di carcere duro, fatto di isolamento e di scarsi contatti con l’esterno, il famoso 41 bis, numerosi boss mafiosi.

Tra gli imputati di questo maxi processo Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonino Cinà, Totò Riina, morto però a Novembre; tra i nomi di rilievo tra le fila delle Istituzioni l’ex senatore di Forza Italia Massimo dell’Utri e l’ex ministro Nicola Mancino.

Le pene richieste sono differenti: 15 anni per il generale Mario Mori, 12 anni per il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno, 12 anni per Marcello dell’Utri.

Per Nicola Mancino sono stati chiesti 6 anni di carcere. La pena più alta però è stata richiesta per Leoluca Bagarella; a Ciancimino è stata richiesta una condanna a 5 anni per calunnia.

Il magistrato Vittorio Teresi si è commosso, tra gli applausi della folla, dopo aver presentato la sentenza che ha dedicato questo risultato a Falcone e Borsellino. I due magistrati infatti vengono riconosciuti come quei magistrati e quelle forze dello Stato che si sono opposti a queste trattative, che trovarono la forza di ribellarsi a queste trattative e al sistema criminale.

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