Il presidente Donald Trump ha sorpreso l’opinione pubblica il 18 settembre, annunciando la revoca dei credenziali stampa a tre importanti testate: CNNMSNBC (allora indicata come MS NOW) e Politico. L’interdizione, presentata come misura contro le “fake news”, è stata resa effettiva in pochi giorni, privando i giornalisti di accesso diretto agli eventi più rilevanti della Casa Bianca.
Questa mossa ha immediatamente sollevato interrogativi sulla legittimità di una decisione unilaterale che sembra colpire la libertà di stampa sancita dal Primo Emendamento.
Il provvedimento del giudice Timothy Kelly
Il giudice federale Timothy J. Kelly ha risposto il 24 settembre, alle ore 08:13, con un ordine restrittivo temporaneo. La decisione impone alla Casa Bianca di ristabilire immediatamente i pass stampa per i dipendenti delle tre testate, sospendendo il divieto per 14 giorni.
Kelly ha sottolineato che l’interdizione è avvenuta senza un giusto processo costituzionalmente adeguato violando il diritto dei giornalisti a essere ascoltati prima di subire provvedimenti restrittivi.
Motivazioni legali e mancanza di due diligence
Nel proprio scritto, il giudice ha evidenziato che le argomentazioni dell’Amministrazione, basate su una presunta necessità di sicurezza nazionale risultano scarsamente fondate.
L’avvocato del Dipartimento di Giustizia Michael Velchik, aveva sostenuto che le precedenti sentenze fossero errate, ma Kelly ha ribadito che la giurisprudenza consolidata richiede un processo equo prima di revocare i credenziali stampa. Inoltre, ha ricordato un caso analogo, quando, in qualità di giudice di nome Trump, aveva già ordinato il ripristino dell’accesso a un giornalista della CNN.
Il contesto della decisione presidenziale
Il provvedimento di Trump nasce da una crescente ostilità nei confronti dei media che giudica ostili. Dopo aver definito le tre testate “fake news” il 18 settembre, il presidente ha ulteriormente dichiarato che la copertura negativa era “pericolosa per il Paese”. Le testate coinvolte hanno denunciato una discriminazione basata sul punto di vista definendo il provvedimento una “palese violazione” del Primo Emendamento. L’annuncio è avvenuto poco prima del discorso dell’Onu, dove Trump ha espresso sorpresa per la presenza di CNN.
Reazioni delle testate e implicazioni costituzionali
Le organizzazioni giornalistiche hanno reagito con fermezza, insistendo che il divieto rappresenti un attacco diretto alla libertà di stampa. L’ordine di Kelly, valido per due settimane, mantiene lo status quo in attesa di una valutazione più approfondita da parte del tribunale. La decisione sottolinea l’importanza del processo legale nelle controversie tra potere esecutivo e stampa, ricordando che la Costituzione richiede che ogni restrizione sia soggetta a revisione giudiziaria. Nel frattempo, i giornalisti delle tre testate sono tornati a coprire le attività della Casa Bianca, segnando un breve ma significativo ripristino dei loro diritti costituzionali.
