Donald Trump accoglie Xi Jinping negli Stati Uniti per una visita di Stato di tre giorni, mentre Washington e Pechino cercano di mantenere aperto il dialogo sui dossier più delicati. Sullo sfondo, arriva anche la proroga della tregua commerciale fino al 10 gennaio, annunciata dal segretario al Tesoro Scott Bessent.
Trump accoglie Xi alla base Andrews: cerimonia solenne e tregua commerciale prorogata
È
iniziata con un’accoglienza dal forte valore simbolico la visita di Stato di Xi Jinping negli Stati Uniti. Il presidente cinese è arrivato alla Joint Base Andrews, alle porte di Washington, dove ad attenderlo direttamente sulla pista c’erano Donald Trump e la first lady Melania Trump. Insieme a loro anche Peng Liyuan, consorte del leader cinese.
L’arrivo è stato accompagnato da picchetto d’onore, tappeto rosso, inni nazionali e sorvoli militari. La cerimonia è stata concepita anche come risposta all’accoglienza riservata da Xi a Trump durante la visita del presidente americano a Pechino dello scorso maggio. Il ritorno di Xi negli Stati Uniti assume inoltre un significato particolare: si tratta della sua prima visita di Stato nel Paese dal 2015 e del primo viaggio a Washington dopo la partecipazione al vertice Apec di San Francisco nel 2023.
A fare da contraltare allo sfarzo diplomatico è arrivata però la conferma di una nuova proroga sul fronte commerciale. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato a Fox News l’estensione fino al 10 gennaio della tregua commerciale tra Washington e Pechino, precedentemente destinata a scadere il 10 novembre. L’intesa mantiene il congelamento di alcune misure tariffarie e delle nuove restrizioni commerciali, lasciando alle due amministrazioni altro tempo per negoziare. “Non so se sarà possibile raggiungere un accordo più ampio. Non so se ci limiteremo a prorogare l’accordo attuale“, ha dichiarato Bessent, spiegando che la nuova scadenza potrebbe consentire ai due leader di affrontare i dossier ancora aperti durante i prossimi appuntamenti internazionali.
Xi: “Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner, non rivali”
Il messaggio arrivato da Pechino punta invece sulla necessità di mantenere aperto il dialogo. Nel primo intervento diffuso dopo l’arrivo negli Stati Uniti, Xi Jinping ha sostenuto che Cina e Stati Uniti “dovrebbero essere partner, non rivali“, sottolineando come il rilancio delle rispettive nazioni possa procedere parallelamente e produrre benefici anche sul piano internazionale.
Al centro dei colloqui ci saranno il commercio, le forniture di terre rare e minerali strategici, i microchip, l’intelligenza artificiale, il rapporto con l’Iran e soprattutto la questione di Taiwan. Washington intende inoltre discutere con Pechino delle restrizioni tecnologiche e della sicurezza legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre la Cina continua a contestare le politiche americane nel settore e le forniture militari statunitensi a Taipei.
Alla vigilia dell’incontro, l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Xie Feng aveva delineato quattro questioni considerate particolarmente sensibili da Pechino: Taiwan, democrazia e diritti umani, modello politico e di sviluppo cinese e diritto allo sviluppo. “La sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina non possono essere violati“, aveva scritto, indicando così il perimetro entro cui Pechino intende affrontare il confronto con Washington.
L’accoglienza riservata a Xi ha intanto provocato anche critiche negli Stati Uniti. Roger Wicker, presidente repubblicano della Commissione Forze armate del Senato, ha contestato il livello del cerimoniale e ha definito il leader cinese “brutale, oppressivo e non eletto“, collegando la sua posizione alle tensioni strategiche e militari tra Washington e Pechino.
La visita proseguirà con gli incontri alla Casa Bianca e una cena di Stato alla quale sono attesi esponenti di primo piano della tecnologia e della finanza americana. Il confronto tra Trump e Xi si inserisce quindi in una fase in cui le due potenze cercano di mantenere aperti i canali diplomatici senza aver ancora superato le profonde divergenze su commercio, tecnologia, Taiwan e questioni geopolitiche.
