Donald Trump fa dietrofront sull’intervento militare contro gli Houthi in Yemen: il presidente americano ha fermato l’operazione statunitense a ridosso dell’attacco, nonostante le pressioni dell’Arabia Saudita e i preparativi già avviati dal Pentagono. La decisione si inserisce in un quadro di crescente tensione in Medio Oriente, con gli attacchi contro Riad e il confronto tra Washington e Teheran a fare da sfondo alla crisi.
Raid sauditi e accuse sul missile contro Riad
La situazione sul terreno continua a essere caratterizzata da nuovi attacchi e accuse reciproche. Gli Houthi hanno denunciato 28 raid dell’aviazione saudita nelle ultime 24 ore nelle province yemenite di Taiz, Al-Jawf e Marib, sostenendo che siano stati utilizzati anche caccia F-15 e Typhoon decollati dalle basi di Khamis Mushait e Taif.
La coalizione guidata da Riad accusa invece il movimento yemenita, sostenuto dall’Iran, di aver lanciato un missile balistico verso la capitale saudita, mentre nella zona dell’aeroporto internazionale di Riyadh era stato segnalato un incendio.
Gli Houthi, che controllano già gran parte delle aree più popolose dello Yemen, hanno inoltre cercato di consolidare la propria presenza lungo la costa del Mar Rosso e nell’area dello strategico stretto di Bab el-Mandeb, attraverso cui passa una parte importante dei traffici marittimi.
Sullo sfondo resta il confronto con Teheran: l’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha ribadito che Trump intende continuare la politica della “massima pressione” sull’Iran e impedire che il Paese sviluppi un’arma nucleare, lasciando però aperta la possibilità di nuovi negoziati qualora Teheran torni al tavolo “in buona fede”.
Yemen, Trump sospende l’attacco agli Houthi: cosa è successo
Donald Trump ha deciso di non affiancare, almeno per ora, l’Arabia Saudita nelle operazioni militari contro gli Houthi in Yemen, nonostante un intervento americano fosse arrivato a un passo dall’essere eseguito. Secondo quanto ricostruito dal New York Times sulla base di fonti dell’amministrazione statunitense, il presidente avrebbe esaminato per circa due settimane la richiesta di Riad, arrivando a cambiare posizione dopo una telefonata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che lo aveva sollecitato a intervenire direttamente. A quel punto le forze armate americane avevano già individuato gli obiettivi e predisposto le operazioni necessarie, compreso il caricamento delle bombe, ma il presidente avrebbe ordinato lo stop all’ultimo momento. La scelta riflette anche una questione strategica per Washington: gli Houthi finora non hanno colpito direttamente le forze statunitensi, mentre hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, un Paese considerato importante nella strategia americana nei confronti dell’Iran.
