Come fare uno scherzo telefonico COMMENTA  

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Come gestire gli scherzi telefonici
Come gestire gli scherzi telefonici

Che ci crediate o meno, c’è chi ritiene utile pubblicare un vademecum su come allestire il perfetto (?) scherzo telefonico.

In inglese le chiamano prank (phone) calls, e sono una – per fortuna innocua, salvo casi di particolare accanimento, peraltro legalmente perseguibili in quasi tutti i paesi democratici – “piaga” che imperversa da decenni. Sono gli scherzi telefonici, apprezzati – almeno questo dicono le visualizzazioni – dall’utente medio di Youtube, un po’ meno da chi li subisce. In Italia, a dire il vero, al di là di una breve impennata nel corso della seconda metà degli anni novanta, con la diffusione in massa dei cellulari e la mancanza di protocolli di protezione adeguati contro i molestatori telefonici, è una pratica che non ha mai attecchito più di tanto. Se negli Stati Uniti le prank calls sono state iper-celebrate dalle gesta di Bart Simpson ai danni del barista Moe (Boe) Szyslak, e persino messe in musica dai Blink 182 nel loro primo singolo di successo What’s My Age Again?, nel nostro paese esse si sono trovate confinate in programmi radiofonici divenuti di culto e in qualche sporadica incursione ormai piuttosto lontana nel tempo (a dire il vero, ci sarebbe l’illustre quanto pionieristico tentativo di Fantozzi e Filini alle prese con il tentativo di evitare una tragica corsa ciclistica a colpi di patate in bocca, mollette, imbuti e accenti svedesi, ma in quel caso si trattava di pura sopravvivenza piuttosto che di gusto per lo sberleffo). La differenza percettiva genera mostri, e per fortuna per una volta questi si trovano oltreoceano, dove fioccano i tutorial per effettuare dei perfetti scherzi telefonici.

È il caso, ad esempio, di quella, tanto fantasiosa quanto dettagliata, firmata da Eric Rogers e pubblicata dal sito statunitense HowToDoThings.com. In questa guida per burloni da tastierino numerico, sono elencati, e successivamente spiegati nel dettaglio, tutti gli accorgimenti necessari perché lo scherzo risulti – più o meno – perfettamente riuscito. Primo: fare pratica, in modo tale da non “incepparsi” in flagranza di scherzo. Secondo: fate in modo che il gioco valga la candela, che per l’autore significa – chissà in base a quale sillogismo – non fare scherzi risaputi. Terzo: conoscere il proprio nemico, per colpirlo nei suoi punti deboli ma soprattutto per evitare di perseguitare persone mentalmente instabili, che potrebbero reagire in maniera imprevista. Quinto: installare Asterisk, applicazione che permette di utilizzare il proprio telefono in maniera flessibile e “nascosta”. Sesto: mascherare la propria voce. Settimo: essere rapidi e arrivare dritti al punto. Ottavo: registrare lo scherzo, non si sa mai, potrebbe diventare un classico.

Legittimi i dubbi di chi ritiene siano ben altri i topic meritevoli di una manualistica e di un metodo di attuazione, così come le riserve di coloro che ritengono uno scherzo – telefonico o meno – maggiormente incline al successo se spontaneo e non codificato.

Ma gli scherzi telefonici esistono da sempre, quindi è anche comprensibile – che sia anche condivisibile, è tutt’altro paio di maniche – che si tenti di tutto per raffinarne l’esecuzione.

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D’altronde, un comico e regista di spessore assoluto come Jerry Lewis ne ha fatto qualcosa di simile al gesto artistico, visto che le cassette degli scherzi che era solito fare negli anni sessanta, anche grazie a Internet circolano ancora. Chissà, forse da qualche parte in America, o altrove, esiste qualcuno in grado di raccoglierne l’eredità.

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