Come il wi-fi cambia i trasporti del futuro COMMENTA  

Come il wi-fi cambia i trasporti del futuro COMMENTA  

wi-fi
Una centralina wi-fi all'interno dell'abitacolo di un'automobile.

Tecnologie integrate e controlli a distanza tramite wi-fi: il mondo dell’automotive si prepara all’ultima rivoluzione, il futuro è dietro l’angolo.

Wifibus, Wifinity, WiSpot: ne avete mai sentito parlare? In caso di risposta negativa, dovreste affrettarvi a raccogliere informazioni (invero ancora frammentarie, almeno da una prima ricerca in rete), perché questi nomi rischiano di condizionare pesantemente le vostre abitudini in termini di mobilità, che siate automobilisti, autotrasportatori o semplici utenti di mezzi pubblici. Sono infatti tra le start up italiane che stanno spingendo maggiormente verso l’ultimo upgrade possibile del mondo dell’automotive: l’integrazione con sistemi computerizzati remoti, server e servizi telematici. Fino ad arrivare, un giorno non troppo lontano, all’automobile che si guida da sola, e che previene gli eventuali crash con altre vetture grazie a un dispositivo wi-fi che ne coordina “dall’alto” – ovvero da una centrale operativa, che si ipotizza completamente informatizzata e automatizzata – i movimenti in situazioni critiche.

Ma in cosa consiste questa rivoluzione, di fatto già in corso? Iniziamo col dire che tramite wi-fi si controllano già molti dispositivi presenti nelle nostre vetture. Dall’impianto antifurto ai sistemi GPS, ormai tutto è informatizzato e demandato all’efficienza delle linee telematiche (e anche alla clemenza degli hacker, che di solito, di clemenza non ne hanno mai avuta molta). Ma non è che l’inizio. Si va dalla più banale installazione di dispositivi per connessioni wi-fi gratuite all’interno di mezzi pubblici – dai comuni autobus e taxi ai treni, fino ai più sofisticati sistemi di connessione satellitare inflight sugli aeroplani – a sistemi integrati molto più sofisticati.

Il futuro, quello che fino a ieri ci appariva fantascienza, e oggi si configura come qualcosa di sempre più possibile e vicino, si chiama V2X. Si tratta, in sostanza di quanto accennavamo prima: automobili e camion “mossi” da un sistema di comunicazione a distanza tra veicoli e agevolati da strade “intelligenti”, che fanno parte a pieno titolo di questo sistema integrato. Tutto parte da un protocollo wi-fi brevettato nel 2004, e denominato 802.11p, pensato per essere utilizzato esclusivamente in campo di automotive e infrastrutture (quindi, ad esempio, anche nel settore delle costruzioni). Attraverso numerose implementazioni succedutesi nel corso degli anni, questo tipo di connessione “riservata” è oggi in grado di governare a distanza il traffico di auto e mezzi pesanti su ruota, regolando velocità di marcia, distanza di sicurezza, incroci e svincoli; riducendo di molto non solo gli incidenti – secondo gli sviluppatori si va verso il coefficiente zero sotto questo aspetto – ma anche le emissioni di agenti inquinanti. Nel 2008, l’Unione Europea ha assegnato a questo protocollo wireless la frequenza esclusiva – quindi non soggetta a disturbi del segnale, il che vuol dire, in parole povere, che se usiamo il cellulare durante il viaggio non corriamo il rischio di offuscare la trasmissione dei dati che regolano la guida remota – di 5,9 Ghz, e l’anonimo 802.11p ha assunto il più suggestivo nome di WAVE, acronimo di Wireless Access in Vehicular Environments, oggi divenuta l’attuale V2X; ovvero, “Vehicle to X”, a indicare la possibilità di mettere in comunicazione un veicolo su gomma con un altro oggetto X, sia esso un altro veicolo, un cantiere stradale, un incrocio, una location “sensibile” (scuole, ospedali, stazioni ferroviarie, aeroporti), il luogo di un incidente, un semplice semaforo o un posto di blocco. Va da sé che la X può essere stanziale (un incrocio), transitoria (un altro veicolo) o estemporanea (un posto di blocco): tale tecnologia ne ravvisa la presenza in ogni caso, purché anche la controparte sia connessa al sistema.

E qui arriva l’investimento più serio e anche più laborioso. Per connettere strade, semafori, vetture, luoghi sensibili e presidi delle forze dell’ordine (indispensabili al completamento del network, e facciamo ancora una volta l’esempio dei posti di blocco), servirà tempo e soprattutto un progressivo upgrade tecnologico che coinvolga, passo dopo passo, anche la vendita al dettaglio.

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In altre parole, bisognerà convincere gli automobilisti ad acquistare auto con tale sistema integrato, oppure, laddove possibile, a installarne uno sulle vetture di loro proprietà. Ma ormai non manca molto: la Toyota ha già prodotto i primi modelli di auto – alcuni modelli di Prius, per il momento in vendita nel solo Giappone – con il sistema V2X in dotazione. Insomma, il futuro, se non adesso, è dopodomani, quindi è consigliabile prepararsi.

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