Energia da fonti rinnovabili per metà Europa, secondo Greenpeace COMMENTA  

Energia da fonti rinnovabili per metà Europa, secondo Greenpeace COMMENTA  

fonti rinnovabili

Energia elettrica da fonti rinnovabili per almeno metà della popolazione europea. Secondo Greenpeace è possibile. A dirlo il rapporto del CE Delft.

Circa metà della popolazione del Vecchio Continente potrebbe trarre energia da fonti rinnovabili. Produrre,  in particolare, energia elettrica con sistemi autonomi, sganciandosi dalle reti di distribuzione nazionali. Si tratterebbe di circa 265 milioni di cittadini europei, i cui fabbisogni potrebbero essere coperti con impianti di produzione da fonti rinnovabili.


The Potential for Energy Citizen in the European Union, lo studio commissionato da Greenpeace

A sostenerlo è Greenpeace, che ha reso noti i risultati di uno studio commissionato tempo fa all’istituto CE Delft. Si tratta di un ente che si occupa di ricerca ambientale e l’indagine è stata pubblicata sotto il titolo di “The Potential for Energy Citizen in the European Union” per conto della Federazione Europea per le Energie Rinnovabili che fa capo a Greenpeace.


Se le abitazioni di questi 265 milioni di persone fossero dotate di appropriati impianti, sarebbe quindi possibile produrre energia da fonti rinnovabili in totale autonomia, andando a coprire circa il 45% del totale del fabbisogno energetico continentale.


Energia da fonti rinnovabili tramite gli “energy citizens”

A queste persone si darebbe il nome di “energy citizens”, coloro che sono, cioè, in condizioni di poter produrre energia elettrica se dotati di impianti idonei. Essere un energy citizen dipende da svariati fattori: nel caso di impianti fotovoltaici, per esempio, occorre abitare in zone dove sia possibile fruire di un buon soleggiamento e disporre di una superficie idonea per posizionare i pannelli.

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Secondo lo studio del CE Delft, gli energy citizen potrebbero produrre il 34% del totale del fabbisogno elettrico entro il 2050 con il contributo di circa 25 milioni di persone. Il 37% della produzione potrebbe essere coperto da impianti domestici e altrettanto potrebbe provenire da cooperative energetiche, mentre la restante parte dovrebbe arrivare da imprese e enti pubblici.

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