Ha un tumore al seno: il tribunale le vieta di avere figli

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Ha un tumore al seno: il tribunale le vieta di avere figli

Ha un tumore al seno: il tribunale le vieta di avere figli
Secondo il tribunale è troppo malata per adottare, per l’INPS troppo sana per l’invalidità: ingiustizia su una malata di cancro

Secondo il tribunale è troppo malata per adottare, per l’INPS troppo sana per l’invalidità: ingiustizia su una malata di tumore


Bianca è di Torino, ha 42 anni, e lotta con costanza contro la terza recidiva di tumore alla mammella. Vuole vivere una vita felice ma non ci riesce; questo non a causa della malattia, ma della marcia burocrazia italiana, che rovina sempre più vite e famiglie.

Il Tribunale contro l’adozione

Le cure chemioterapiche alle quali si sottopone sono sfiancanti, ma Bianca è determinata: alla sua età sa di non essere anziana, e vuole avere un figlio. È sterile per i farmaci, e decide di adottare. Lei e il marito frequentano tutti i corsi organizzati dal tribunale, gli assistenti sociali visitano la loro casa, tutto è perfetto per un bambino in famiglia. Ma Bianca non può essere madre: per il Tribunale di Torino non è responsabile da parte di una malata di tumore adottare. Secondo leggi stantie del nostro Paese dalla remissione dal tumore devono passare almeno cinque anni. Per Bianca sono quattro, per il Tribunale è troppo malata. A perderci sono Bianca, che non potrà vivere la gioia della maternità, gioia che la farà guarire più delle medicine, e un bambino, che vivrà senza due genitori; il Tribunale (quindi lo Stato), invece, con tasse salatissime, non perde l’occasione per guadagnarci.

L’INPS contro l’invalidità parziale

Se per il Tribunale Bianca è troppo malata, per l’INPS invece lo è troppo poco. Bianca ha fatto appello allo Stato per l’invalidità parziale, solo piccole precauzioni o permessi specifici sul lavoro. Vuole lavorare, e lavorare le riempie la vita. Ma i medici legali dell’INPS non le concedono l’invalidità: così, anche lavorare è per Bianca un sogno infranto. Nonostante le numerose cartelle cliniche e i rapporti degli oncologi che la donna ha presentato, nella speranza di non escludersi dal mondo e dalla vita a 42 anni, lo Stato è irremovibile: Bianca non è malata, lavorasse come tutti o restasse a casa.

Bianca non sa come opporsi a questa ingiustizia; si limita a parlare apertamente al nostro Stato in crisi, al Tribunale e all’INPS, istituzioni della stessa nazione, con le stesse leggi, ma che pensano in direzioni opposte: “Peccato che io sia la stessa persona, con la stessa malattia e gli stessi sintomi”.


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