Moralismo? No, civiltà COMMENTA  

Moralismo? No, civiltà COMMENTA  

Tanto per rimanere in zona si potrebbe condannare Ljajic al rogo come Savonarola e magari nominare Delio Rossi Cavaliere della Repubblica. A poco meno di ventiquattr’ore dall’agghiacciante sequenza del Franchi, capace di spazzare via in pochi secondi tutti i misfatti delle settimane precedenti nel malandato calcio italiano, dall’interruzione di Genoa-Siena alla rissa di Udinese-Lazio, le posizioni sono ormai consolidate: la stragrande maggioranza dei calciofili e non solo difende il tecnico quasi esaltando il suo gesto.

Ha esagerato e la reazione va condannata ma in fondo si può capirlo e giustificarlo”: questo il clichè quasi fisso ripetuto da coloro che hanno preso apertamente le parti di Rossi.

Detto che in una simile vicenda hanno sbagliato tutti, che difendere qualcuno anche quando non è possibile farlo è una moda tutta italiana, la deriva è davvero preoccupante.

Perché, anzi pourquoi, sei anni fa si fu così severi nel condannare la testata di Zidane nei confronti di Materazzi? Il francese non era forse stato provocato? Non sarà per caso che allora lui era identificabile come il nemico, come un avversario da biasimare sempre e comunque?

Oggi questo ruolo spetta a Ljajic, giocatore certamente sopravvalutato e forse pure non troppo educato, ma detto questo impressiona come non si sia levata alcuna voce a difenderlo.

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Eccetto, va da sè, quella del padre, che ha preannunciato la denuncia verso il tecnico: “Ma siamo impazziti? – ha dichiarato Satmir Ljajic al quotidiano serbo AloNessuno può osare picchiare mio figlio, tanto meno il suo allenatore. Abbiamo assistito ad una scena incredibile e smentisco categoricamente che Adem possa aver offeso la madre di Rossi. Non conosce molte parole di italiano. Ha semplicemente detto “bravo maestro, complimenti, ben fatto“. Difesa d’ufficio? Forse, e comunque il punto non è questo. La violenza insistita, per non dire la cattiveria, con cui Rossi si è gettato addosso ad un ragazzo poco più che maggiorenne non può non avere colpito tutti e la buona condotta tenuta fin qui dal tecnico romagnolo non può certo bastare come discolpa. Eppure tutti stanno con Rossi al punto da eleggerlo come proprio beniamino indiscusso, a volerlo addirittura come allenatore della propria squadra del cuore. Un fatto letteralmente senza giustificazioni, che deve fare riflettere sulla natura di un popolo se non dell’intera civiltà moderna, che ha dimenticato il rispetto e le maniere civili, anche a fronte di una provocazione. Ma cosa succederebbe se tutti in ufficio ci comportassimo così anche dopo essere stati sbeffeggiati da un collega?

Di certo non verremmo squalificati per tre mesi, come incredibilmente successo a Rossi. Perché l’ultimo dei paradossi è che mentre Ljajic è fuori rosa a tempo indeterminato, e prossimo alla cessone, il suo ex allenatore potrebbe teoricamente già sedersi in panchina alla prima giornata della prossima stagione. Come dire, la squalifica che non c’è. Tutto questo non succederà perché nessuna squadra, a giugno, potrà mettere sotto contratto un allenatore squalificato ma già da settembre o ottobre tutto tornerà come prima. Con questo non vogliamo dire che Rossi non dovrebbe più allenare ma che di certo la pena non è proporzionale al “delitto” commesso. E quanto ai moralisti tanto condannati dal tecnico nella sua conferenza stampa chiudiamo con una specificazione: condannare senza se e senza ma una scena del genere non significa accarezzare la morale ma solo rispettare la civiltà e l’opportunità di comportarsi nella maniera migliore. Quello che avrebbe dovuto fare Rossi già nell’intervallo della partita contro il Novara: dimettersi, e non attendere la scontata decisione della società.

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