Offerta: Ascanio Celestini al Festival La Versiliana con ‘Fabbrica’. Non perderlo! COMMENTA  

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Cosa posso fare con il mio ticket?
Assistere allo spettacolo con Ascanio Celestini, Fabbrica 23 agosto a Marina di Pietrasanta al Teatro La Versiliana. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21:30.

Ti ricordiamo che:
– Il ticket non è rimborsabile.
– I posti sono tutti garantiti, non è possibile cambiare la preferenza dopo l’acquisto.
– Per essere posizionati vicino è consigliabile acquistare i ticket utilizzando la stessa utenza in un’unica transazione.

L’assegnazione posti dipende dalla disponibilità sulle file a noi riservate dall’organizzatore; non è possibile scegliere il proprio posto, né modificare i posti assegnati.

ASCANIO CELESTINI – FABBRICA
Produzione di Fabbrica Spettacolo scritto, diretto e interpretato da Ascanio Celestini
“Fabbrica” è un racconto teatrale in forma di lettera, la storia di un capoforno alla fine della seconda guerra mondiale raccontata da un operaio che viene assunto per sbaglio.

Il capoforno parla della sua famiglia. Del padre e del nonno che hanno lavorato nella fabbrica quando il lavoro veniva raccontato all’esterno in maniera epica.

Per il capoforno la fabbrica ha un centro e questo centro è l’altoforno. La fabbrica lavora per il buon funzionamento dell’altoforno e i gas dell’altoforno trasformati in energia elettrica mandano avanti lo stabilimento.

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L’antica fabbrica aveva bisogno di operai d’acciaio e i loro nomi erano Libero, Veraspiritanova, Guerriero. L’età di mezzo ha conosciuto l’aristocrazia operaia con gli operai anarchici e comunisti che neanche il fascismo licenziava perché essi si rendevano indispensabili alla produzione di guerra. Ma l’età contemporanea ha bisogno di una fabbrica senza operai. Una fabbrica vuota dove gli unici operai che la abitano sono quelli che la fabbrica non riesce a cacciare via. I deformi, quelli che nella fabbrica hanno trovato la disgrazia. Quelli che hanno sposato la fabbrica lasciandole una parte del loro corpo, della loro storie e della loro identità.
Chi racconta il lavoro racconta qualcosa del proprio corpo. Anche quando parla del cottimo collettivo, delle vertenze sindacali e dell’articolo 18 usa un immaginario che fa riferimento al corpo. Come se per parlare di ciò che è accaduto si dovesse tradurre in un linguaggio i cui riferimenti sono la malattia e la salute, la bellezza e la deformità, la forza e la debolezza.

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