A Shingon monaci buddisti diventano mummie viventi
A Shingon monaci buddisti diventano mummie viventi
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A Shingon monaci buddisti diventano mummie viventi

mummie viventi

Un'antica pratica dell'XI secolo fatta dalla setta di Shingon: i monaci diventavano mummie viventi per essere come Buddha.

Lo Sokushinbutsu

Il Buddismo è una delle religioni più conosciute al mondo e, nel nostro secolo, è diventata quasi “una moda”. Molti si avvicinano a questa fede per i dettami di pace e conoscenza di sé stessi che sono alla base del Buddismo. Ma in ogni religione c’è sempre una corrente che si spinge un po’ oltre, verso un radicalismo eccessivo. Nel Buddismo la corrente estremista è rappresentata dalla setta di Shingon. I membri della setta si prefiggono l’obiettivo di diventare dei Buddha in Terra attraverso un lungo processo chiamato Sokushinbutsu. In pratica questo processo mira a fare dei monaci delle mummie viventi, nel senso letterale del termine. Lo Sokunshinutsu, infatti, è un lungo processo di mummificazione che viene praticato quando la persona è ancora in vita, cosciente e nel pieno delle sue funzioni vitali. E’ un’antica tradizione che veniva pratica spesso nel nord del Giappone e che nasce nell’XI secolo.

Il processo

Il rito di passaggio vero e proprio dall’essere monaci a diventare mummie viventi si chiama nyujo e dura mille giorni.

Si inizia con una dieta che faccia bruciare tutti i grassi, per eliminare la massa grassa del corpo fino a rimanere con lo stretto indispensabile per la sopravvivenza. I monaci mangiavano noci e semi e si dissetavano con pochi sorsi d’acqua. Poi per tre anni le aspiranti mummie viventi si cibavano unicamente di radici e corteccia di pino. Elemento imprescindibile era l’assunzione della tisana Urushi. La tisana era tossica e serviva contemporaneamente a provocare il vomito – di modo che i monaci potessero espellere altri liquidi e grassi – e a prevenire la formazione di vermi nel corpo delle mummie viventi. Senza la tisana i monaci avrebbero potuto morire e decomporsi in poco tempo. Alla fine di questo processo il corpo del monaco è uno scheletro con poca pelle a ricoprirlo. Sono delle mummie viventi.

Il risultato finale

Arrivati alla fine dei tre anni le mummie viventi venivano collocate in recipienti che gli permettessero di restare seduto nella classica posizione della meditazione.

Vi era solo un tubo, che consentisse alla mummia vivente di respirare, e un campanello, che la mummia doveva suonare di tanto in tanto. Quando gli altri monaci non avrebbero più sentito il suono del campanello la mummia vivente era morta. A quel punto veniva rimosso il tubo per respirare, la tomba veniva sigillata e riaperta solo dopo altri mille giorni per riesumare il corpo. Se il corpo era stato mummificato alla perfezione, allora veniva messo in una teca di vetro e mostrato ai fedeli per permettere che venisse adorato. Le mummie viventi sono esistite fino al 1879, quando la pratica dello Sokushinbutsu venne dichiarata illegale perché suicidio assistito. Ma si dice che, segretamente, ancora oggi qualche monaco a Shingon la pratichi. E’ la dimostrazione che ogni religione ha un aspetto macabro in sé.

(Altre storie fantastiche vengono dalla Scozia. Vedi “Scozia: le piscine delle fate dell’isola di Skye“)

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