Tonno in olio di girasole: ritirato per rischio chimico

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Tonno in olio di girasole: ritirato per rischio chimico

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Il Ministero della Salute ha ritirato dal commercio il tonno all'olio di girasoli della marca Algarve per possibile rischio chimico

Scatta l’allarme per i consumatori del tonno all’olio di girasoli dopo il richiamo da parte del Ministero della Salute. Si tratta in particolare del tonno all’olio di girasole della marca “Algarve“. La nota del Ministero parla di “cessazione immediata della vendita al pubblico del lotto di produzione L1588C” per la presenza di “instamina” all’interno del prodotto. Un rischio che viene definito “chimico”. L’avviso di ritiro è stato reso pubblico sul nuovo portale del Ministero della Salute dedicato alle allerte alimentari.

Il prodotto ritirato da tutti i supermercati italiani è il tonno in olio di girasole nella confezione da 80 grammi, in scatole da tre porzioni ciascuna della marca “Algarve”. Il rischio è definito nella possibilità di contrarre delle reazioni allergiche definite anche “gravi”.

L’istamina è una sostanza tossica. Essi si forma dalla degradazione dell’istidina, un amminoacido abbondante in tonno, sgombri e altri pesci della medesima famiglia. Si tratta pertanto di un indicatore di cattiva conservazione che può provocare la cosiddetta sindrome sgombroide.

Quest’ultima è una vera e propria intossicazione alimentare che ha tra i propri sintomi gli arrossamenti, il prurito e il mal di testa. Può provare anche difficoltà a deglutire, nausea, vomito e diarrea.

Tonno e alimenti simili: i sintomi della sindrome sgombroide

La sindrome sgombroide è il secondo tipo più frequente di intossicazione da prodotti ittici, dopo la ciguatera. Spesso non viene rilevata, perché viene confusa con l’allergia alimentare. Viene riportata con frequenza massima in relazione alle specie ittiche a carne rossa, che appartengono appunto alle famiglie Scombridae, come il tonno, il tonno pinna gialla, il tonnetto striato, lo sgombro, la lampuga, sardine, aringhe, cheppie e acciughe. Si estende poi a specie ittiche imparentate con queste, conservate in modo non adeguato dopo la pesca.

La sindrome sgombroide può derivare da un trattamento non appropriato del pesce durante l’immagazzinamento o la lavorazione. Essa può subentrare a seguito dell’innesco di processi di degradazione che producono grandi quantità di istamina.

Quest’ultima è una delle sostanze tossiche che si trovano nell’intossicazione sgombroide. Nel tessuto dei pesci in decomposizione sono state trovate altre sostanze chimiche, ma la loro implicazione con la sindrome sgombroide non è stata ancora del tutto stabilita in modo chiaro e preciso.

A differenza di altri tipi di intossicazione alimentare, questa forma non è determinata da un organismo o da un virus. L’istidina è presente in natura in molti tipi di pesce. A temperature superiori ai 16°C a contatto con l’aria essa viene convertita nell’ammina biogenica istamina a opera dell’enzima istidina decarbossilasi, prodotto dal batterio Morganella morganii. Questo è uno dei motivi per cui il pesce deve essere sempre conservato a basse temperature.

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