Un tour nel manicomio di Mombello in compagnia dei gost Hunter

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Un tour nel manicomio di Mombello in compagnia dei gost Hunter

Un tour nel manicomio di Mombello in compagnia dei gost Hunter
Un tour nel manicomio di Mombello in compagnia dei gost Hunter

Un tour nel manicomio di Mombello in compagnia di gost Hunter e senzatetto è un’esperienza strana, a causa della struttura veramente particolare, abbandonata e quasi spettrale.

Eppure nel XIV secolo il manicomio di Mombello era una sfarzosa villa, costruita dai nobili lombardi Pusterla. La struttura era enorme, quasi un milione di metri quadrati, fatta di padiglioni ricchi di ornamenti e giardini curati, circondati da mura alte due metri.

Nel 1863 Villa Pusterla-Crivelli-Arconati, dai nomi dei diversi proprietari, venne acquistata dal Comune di Milano che lo trasformò nell’ ospedale psichiatrico Giuseppe Antonini, meglio conosciuto come il «manicomio di Mombello».

Oggi la porta è aperta, anzi non esiste e quindi entrare e fare un tour nel manicomio di Mombello in compagnia dei gost Hunter non è assolutamente impossibile. Occorre però fare molta attenzione, per terra è pieno di vetri in frantumi e sporcizia di ogni genere.

Le pareti, imbrattate con murales colorati o dediche d’amore o parolacce.

Le stanze meglio messe, sono diventate residenze abusive dei senzatetto. E poi ancora, tavoli mutilati, sanitari incrostati e tappeti di detriti. Presenti ancora anche cartelle cliniche, radiografie e registri.

Ecco il risultato dell’entrata in vigore della Legge Basaglia che il 13 maggio 1978 liberò i manicomi italiani dai loro inquilini e quindi anche i pazienti del manicomio di Mombello. I pazienti a Mombello erano oltre 3000.

Chiuso il manicomio di Mombello, nessuno si è preso mai cura di questo immenso patrimonio artistico risalente al 1872 nel verde di Limbiate. L’Azienda Ospedaliera Guido Salvini ne detiene la proprietà, ma il fatto di spartirla con la Asl e la Provincia di Monza-Brianza (padrona della napoleonica Villa Crivelli Pusterla, oggi Istituto Agrario Luigi Castiglioni che si trova nel complesso di Mombello) rende macchinosa qualunque decisione sul come, quando e perché restaurare questi padiglioni in balia del degrado più totale.

Il manicomio di Mombello viene preso d’assalto anche dai ghost hunter, gli acchiappafantasmi a caccia degli spiriti delle persone decedute tra le corsie.

Sull’ex manicomio di Mombello, aleggia anche un alone di mistero legato al presunto figlio segreto di Mussolini, Benito Albino, internato e morto qui nel 1942”.

Attorno all’attività dei ghost hunter c’è molta diffidenza, “proprio per questo bisogna stare attenti a non dichiarare nulla per certo”, prosegue Martina, esperta del settore, che sottolinea: “Nonostante siamo noi i primi a prendere tutto con le pinze, ipotizzando qualsiasi spiegazione razionale ci possa essere dietro, a volte ci troviamo di fronte casi di fronte a cui anche i più scettici sono riusciti a cedere”. I detective del paranormale utilizzano precisi strumenti tecnologici: rilevatori di campi elettromagnetici, foto o videocamere ‘full spectrum’ modificate per catturare anche i campi non visibili all’occhio umano tramite raggi ultravioletti e infrarossi, termocamere e registratori vocali ipersensibili per poter registrare le presunte voci non udibili all’orecchio umano. “A Mombello abbiamo riscontrato delle anomalie sia nei file audio registrati che in alcune fotografie scattate in sequenza, ma soprattutto qualcuno di noi ha avvertito in certe stanze malessere e sensazioni molto forti a livello fisico”.

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