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Violentata dal padre, si suicida a 13 anni
Cronaca

Violentata dal padre, si suicida a 13 anni

Il suicidio, gesto estremo per antonomasia, incomprensibile e inaccettabile nella gran parte dei casi, diventa un dato di fatto insostenibile se compiuto da una ragazza di appena tredici anni.

Eppure, come in molti casi di suicidio, le spiegazioni ci possono essere, o le cause scatenanti, se si può chiamarle così, e si finisce proprio con il ragionare su tali cause, per comprendere se c’è stato qualche errore che si poteva evitare, qualche stortura non corretta in tempo, qualche forzatura non necessaria. Nel caso di Xiaoguo, tredicenne cinese uccisasi qualche giorno fa, ogni ricostruzione riesce solo a definire un chiaro colpevole, perché c’è stata una persona che l’ha indotta al suicidio, e questa persona, orrore nell’orrore, è stato suo padre.

La ragazza viveva con la zia da quando i genitori si erano separati e, qualche tempo fa, è stata invitata dal padre a passare un paio di giorni nella città natale di lui.

Ottenuto il consenso della zia, l’uomo ha portato la figlia a casa sua e, per due giorni, l’ha violentata. Xiaoguo, tornata a casa, ha trovato il coraggio di raccontare tutto alla zia, che ha avvertito subito la polizia e fatto arrestare l’uomo, che al momento è in attesa di processo, ma la questione non si è chiusa. Le ferite psicologiche si sono rivelate troppo profonde e gravi, insanabili e Xiaoguo ha deciso di farla finita gettandosi dal trentaseiesimo piano del grattacielo in cui viveva, affidando il ricordo della propria disperazione ad un diario.

“Molte cose non richiedono alcuna spiegazione” è ciò che ha scritto Xiaoguo secondo quanto riportato da alcuni media italiani, “non volevo dirvi questi segreti perché avevo paura che persa la fiducia, mi avreste abbandonato”. “Ho sempre odiato mentire, è un atto vergognoso. Anche le bugie a fin di bene sono a volte imperdonabili. Non avrei dovuto esistere in questo mondo, io non ho il diritto di dire o fare qualsiasi cosa.

Grazie. Mi dispiace. La morte è solo un altro inizio, ho scelto di dimenticare, perché mi fa soffrire (questo è un errore). Grazie. Mi dispiace. Senso di colpa. Rimorso”.

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