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Alla scoperta dei Palazzi di Bologna con Archemilia
Cronaca

Alla scoperta dei Palazzi di Bologna con Archemilia

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Con Baldassarre Giardina di Archemilia a Palazzo Zani, via Santo Stefano 56, dal 1948 di proprietà del Consorzio della Bonifica Renana.

Palazzo Zani fu edificato nel XVI sec. per volere di Marc’Antonio Zani, capitano delle galee pontificie che morì prima che fosse ultimato. Nel 1561 incaricò del progetto l’architetto bolognese Floriano Ambrosini che si ispirò a quello costruito qualche anno prima dai Magnani su strada San Donato, ora via Zamboni. Alla fine del XVI secolo, gli Zani affidarono al giovane Guido Reni la decorazione del salone d’onore con un’inaugurazione il 19 giugno 1594, giorno del Palio di San Ruffillo che si correva su Santo Stefano.
L’androne introduce dal portico al cortile e quindi al vasto giardino, verso Via S. Petronio Vecchio, con i resti della ghiacciaia, sormontata da edicole decorative in stile gotico.

LA CADUTA DI FETONTE di Guido Reni (1575-1642).
Quando la famiglia Zani si estinse, poco dopo la metà del ‘700, i nuovi proprietari Odorici rinnovarono le decorazioni e fecero della Sala di Fetonte l’ambiente più importante e fastoso.
Agli angoli della volta Gaetano Gandolfi (1734-1802) affrescò i Quattro elementi (Terra, Aria, Fuoco, Acqua), mentre la finta architettura è del decoratore Serafino Barozzi (1735-1810).
Nel XIX sec.

furono affidati a Vincenzo Testoni (1800-1871) i bassorilievi sopra le porte, che illustrano altri episodi del mito di Fetonte.
Un secondo affresco di Guido Reni, rappresenta la Separazione della luce dalle tenebre, il primo giorno della Genesi, una delle prime opere del giovane pittore. Il dipinto, con forma di quadrifoglio, fu staccato e riportato su tela per volere del proprietario del palazzo, il principe Pallavicini, il quale, nonostante le assicurazioni, vendette il dipinto per 900 sterline a un ricco inglese, sir William Bankes, nel 1841. L’opera fu trasportata alla sua residenza di campagna nel Dorset, Kingston Lacy, dove non c’era sufficiente spazio per appendere l’enorme dipinto (459cm x 417 cm) che inizialmente fu collocato sul muro della sala da pranzo e in seguito trasferito sul soffitto della biblioteca. Quando nel 1982 la proprietà fu lasciata in eredità al National Trust inglese, il dipinto stava cedendo e incurvando il soffitto e solo recentemente, restaurato, dal 2006 è visibile ai visitatori.

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