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Amelia Dyer: la killer più crudele della storia

Amelia Dyer, la serial killer più brutale e spietata che sia mai stata conosciuta: adottava bambini per soldi e poi li uccideva senza scrupoli

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Amelia Elisabeth Dyer è nata nel 1838 in una famiglia agiata di Bristol. Era la più piccola di cinque fratelli. Suo padre Samuel era un maestro calzolaio, sua madre Sarah, invece, soffriva di una malattia mentale provocata dal tifo. Amelia imparò presto a leggere e scrivere e si dedicò alla poesia e alla letteratura.

Sua madre morì pazza nel 1848, suo padre perì invece nel 1859 circa.

Nel 1861 Amelia si trasferì in Trinity Street a Bristol. Lì si sposò con George Thomas falsificando entrambi le loro età. George, che aveva 59 anni, se ne tolse 11. Amelia, che ne aveva 24, se ne aggiunse 6. Negli anni successivi la donna iniziò a fare pratica in medicina. Nello specifico nascondeva le nascite di figli illegittimi in cambio di soldi.

Nel 1869 il marito morì, lasciando la Dyer sola con la figlia Ellen. Amelia decise pertanto di lasciare il mestiere di infermiera e di dedicarsi a quello di allevatrice di bambini.

Amelia contattava le famiglie che volevano lasciare il figlio per decidere lo scambio. Lei chiedeva denaro e vestiti adatti per il bambino. I genitori accettavano quindi la proposta e glielo consegnavano. Faceva tutto solo per intascarsi i soldi, mentre poi lasciava morire di fame il bambino, che ormai le dava solo fastidio.

La Dyer riuscì a evitare per molto tempo le forze dell’ordine. Inoltre in quel periodo molte badanti erano solite uccidere il bambino affidato quando non potevano più accudirlo. I metodi maggiormente usati erano quelli di lasciarlo morire di fame, non allattarlo oppure intossicarlo con forti dosi di alcol e di oppio.

Amelia Dyer viene arrestata

Amelia Dyer fu però arrestata nel 1879, quando un medico venne a scoprire la morte di molti bambini a lei affidati. La donna non fu però condannata per omicidio plurimo, ma per “negligenza”, ovvero per scarsa attenzione verso i piccoli. Passò sei mesi di lavori forzati, che la provarono molto dal punto di vista psicologico. Da allora la donna sviluppò una forte tendenza alla depressione e al suicidio. Iniziò inoltre a consumare sempre di più alcolici e sostanze oppiacee. Al rilascio provò di riprendere la carriera infermieristica, ma continuò a uccidere con lo stesso metodo. La Dyer tornò di nuovo a eludere le forze di polizia e a tenere lontana l’attenzione dei genitori. Per fare questo manteneva un basso profilo. Spesso si trasferiva da una città all’altra e usava pseudonimi, tra cui quello di “Signora Thomas”.

Nel 1890, dopo un ennesimo tentativo di suicidio, Amelia fu di nuovo ricoverata in un ospedale psichiatrico e ne uscì dopo tre anni ancora più provata. Due anni dopo si trasferì nel Berkshire insieme a una socia, Jane Smith, sua figlia Ellen Thomas, la figliastra Mary Ann “Polly” e il figliastro Arthur Palmer. Nel 1896 uccise tre vittime poi identificate, cioè Doris Harmon, Harry Simmons e Helena Fry. I tre bambini erano stati adottati, portati in casa sua e strangolati con un nastro. I corpi furono messi in un sacco, riempito poi di mattoni e gettato nel Tamigi.

Il ritrovamento del primo corpo

Il corpo di Helena Fry venne trovato e ripescato. La polizia, esaminando il cadavere e l’imballaggio il cui era avvolto, trovò una scritta che indicava un indirizzo e un nome: “Signora Thomas”. I primi sospetti caddero proprio su Amelia Dyer. Gli agenti presero altre informazioni e la misero sotto sorveglianza. Mandarono poi una complice a parlarle, per scoprire l’esistenza di questo cosiddetto “business delle adozioni“.

Durante la perquisizione dell’appartamento della Dyer, la polizia trovò alcuni telegrammi che testimoniavano gli accordi sulle adozioni. Furono rinvenuta anche lettere di alcune madri che domandavano se i loro figli stessero bene, nonché la stoffa che usava per soffocare i bambini. Nella casa si era inoltre diffuso un forte odore di putrefazione. “Signora Thomas” era solo uno dei tanti pseudonimi usati dalla Dyer. I poliziotti la arrestarono per la morte di Helena Fry. In un momento successivo drenarono le acque del Tamigi e vi trovarono altri sei corpi. Facendo una stima di quanti bambini potesse aver ucciso in venti anni, la donna fu sospettata di oltre 200 morti in totale, fino a un massimo di 400.

La condanna a morte per impiccagione

I figli della Dyer vennero scagionati dalle accuse. Amalia Dyer fu processata il 22 maggio 1896 e dichiarata colpevole di un omicidio, nonostante fosse responsabile di molte altre morti. Anche se la Dyer soffriva di problemi mentali e abusava di alcolici e stupefacenti, non fu dichiarata incapace di intendere e di volere. In quattro minuti e mezzo avvenne la sua condanna a morte. Amalia Dyer fu impiccata alle 9 del mattino del 10 giugno 1896 nella Newgate Prison di Londra. Le sue ultime parole, appena prima che la botola sotto di lei si aprisse, furono: “Non ho nulla da dire”.


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