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Anniversario di Capaci a Palermo, corteo e iniziative per mantenere viva la memoria

Anniversario di Capaci a Palermo, corteo e iniziative per mantenere viva la memoria

A Palermo centinaia di associazioni e migliaia di cittadini si sono radunati per il 34esimo anniversario della strage di Capaci per chiedere verità, giustizia e continuità della memoria

Il 23 maggio 2026 la città di Palermo è tornata a manifestare per ricordare la strage di Capaci e per sollecitare verità e giustizia. Alla manifestazione, promossa da un ampio cartello di associazioni, hanno partecipato oltre 8.000 persone, tra cui molti giovani arrivati con striscioni e magliette colorate che hanno scandito slogan contro le connivenze e i silenzi.

Il corteo è stato affiancato da una serie di iniziative istituzionali e culturali: dalla presentazione dell’opera “Scie di memoria” al Tribunale fino a convegni e momenti nelle scuole. Queste iniziative, organizzate anche dall’ANM e da realtà associative come Agende Rosse, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e Our Voice, hanno voluto rinnovare l’impegno civile attorno al tema della lotta alla mafia.

Il corteo e il percorso cittadino

La manifestazione è partita dal palazzo di giustizia e ha attraversato luoghi simbolo del centro storico, tra cui piazza Verdi, via Ruggero Settimo, piazza Castelnuovo e via Libertà, fino all’area dell’Albero Falcone in via Notarbartolo. Il percorso, accompagnato da musica e slogan, ha visto una partecipazione massiccia di giovani che hanno voluto rendere omaggio alle vittime con creatività e determinazione.

Il momento del silenzio e il monitor

Ai piedi dell’Albero Falcone è stato allestito un palco con un monitor che segnava l’ora esatta per ricordare il tragico istante: alle 17:58 è stato osservato il silenzio in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta. Questo dettaglio tecnico ha evitato imprecisioni come quelle criticate lo scorso anno, e ha sottolineato l’importanza di rendere il ricordo un atto condiviso e misurato.

Le parole dal palco: memoria, impegno e protesta

Sul palco si sono susseguiti interventi che hanno unito il ricordo personale alla denuncia pubblica. La sorella di Giovanni, Maria Falcone, ha esortato a non lasciare che la memoria diventi sterile e ha ribadito la necessità di portare avanti le idee dei magistrati assassinati come patrimonio collettivo. Ha inoltre voluto che fossero soprattutto i giovani a leggere i nomi delle vittime, per trasformare il ricordo in responsabilità attiva.

Gli interventi istituzionali e giudiziari

Tra i partecipanti c’era anche il magistrato Nino Di Matteo, applaudito dalla folla, che ha ricordato come la ricerca della verità sulle stragi dipenda dall’impegno congiunto delle istituzioni e della società civile. Di Matteo ha sottolineato i segnali contrastanti nella politica e in alcune istituzioni rispetto alla volontà di ricostruire appieno quei fatti, mettendo in guardia da tentativi di archiviare troppo in fretta pagine ancora parzialmente oscure della storia nazionale.

Eventi collaterali e iniziative istituzionali

Nei giorni precedenti e successivi al corteo si sono svolte numerose iniziative. L’ANM ha organizzato eventi dal 19 al 23 maggio 2026: il 20 maggio è stata presentata l’opera dell’illustratrice Elenoiret al Tribunale, il 22 maggio a Monreale si è tenuto un convegno sulle mafie nello sport e un torneo della legalità a Corleone, mentre il 23 maggio è stata dedicata alle scuole una mattinata di incontri con la partecipazione del Consiglio dell’ordine degli Avvocati, Libera e Addiopizzo.

La presenza del Governo e le cerimonie ufficiali

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha deposto una corona alla stele di Capaci e ha partecipato a un confronto a Palazzo Jung sul contrasto alla criminalità organizzata, insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio e ad altre autorità. Le giornate hanno incluso collegamenti con il Museo del Presente e momenti commemorativi alla caserma Lungaro, dove è stata attribuita una medaglia al valor civile al Reparto scorte.

Riflessioni pubbliche e prospettive

Negli incontri pubblici il 1992 è stato definito un punto di cesura che ha segnato intere generazioni; politici come Giuseppe Provenzano e Giorgio Mulè hanno sottolineato il valore della memoria collettiva e la necessità di storicizzare senza smarrire il trauma. Parallelamente, voci accademiche come quella di Costantino Visconti hanno proposto di partire da elementi condivisi per ricostruire il quadro complessivo delle responsabilità e delle dinamiche che portarono agli attentati.

La giornata del 23 maggio 2026 ha quindi unito la piazza e le istituzioni in un ideale filo che pretende di mantenere viva la memoria: più che una commemorazione formale, si è trattato di una riaffermazione collettiva della volontà di non cedere alla rimozione e di proseguire nella ricerca di verità e giustizia, con un ruolo centrale affidato alle nuove generazioni.