Un accordo tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita potrebbe rivoluzionare le regole del nucleare civile. L’intesa, che potrebbe essere annunciata a breve, solleva preoccupazioni tra i legislatori americani e le autorità israeliane, timorosi che il regno possa utilizzare il progetto nucleare civile per sviluppare armi atomiche.
L’accordo, negoziato dall’amministrazione Trump e in attesa di firma presidenziale, rappresenta un punto di svolta nelle relazioni nucleari tra i due paesi.
Ma quali sono i dettagli e perché suscita così tante polemiche?
Le clausole controversie dell’accordo
Al centro della controversia c’è il cosiddetto 123 Agreement il quadro legale che regola la cooperazione nucleare civile tra Stati Uniti e partner internazionali. In questo caso, l’accordo prevederebbe un’eccezione senza precedenti: l’Arabia Saudita potrebbe sviluppare una capacità limitata di arricchimento dell’uranio sul proprio territorio.
Secondo quanto riportato da fonti vicine alle trattative, l’accordo permetterebbe a Riyadh di perseguire anche attività di reprocessing del plutonio, sebbene soggette a future approvazioni americane. Tuttavia, i dettagli di queste restrizioni non sono stati resi pubblici, alimentando ulteriori dubbi.
Le preoccupazioni sulle garanzie internazionali
Uno degli aspetti più critici riguarda il sistema di controllo.
L’accordo non imporrebbe all’Arabia Saudita di adottare il Protocollo Aggiuntivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) un meccanismo introdotto negli anni ’90 per rafforzare le ispezioni dopo che i sistemi tradizionali si erano rivelati insufficienti.
L’amministrazione Trump sostiene che un futuro accordo bilaterale potrebbe includere misure di verifica mirate, coprendo le aree più sensibili come l’arricchimento dell’uranio e il reprocessing. Tuttavia, molti esperti di non proliferazione ritengono che un sistema basato solo su accordi bilaterali non offra le stesse garanzie del quadro internazionale supervisionato dall’IAEA.
Kelsey Davenport dell’Arms Control Association ha sottolineato che il Protocollo Aggiuntivo è stato creato proprio per colmare le lacune nei sistemi di ispezione precedenti. Altri analisti, invece, ritengono che un accordo bilaterale potrebbe essere efficace se abbinato a un rigoroso monitoraggio.
Il confronto con l’accordo con gli Emirati Arabi Uniti
Un punto di riferimento per la cooperazione nucleare civile è l’accordo del 2009 tra Stati Uniti e Emirati Arabi Uniti ancora considerato il gold standard per le partnership nucleari. In quel caso, Abu Dhabi aveva formalmente rinunciato sia all’arricchimento dell’uranio che al reprocessing del plutonio, accettando il più alto livello di supervisione internazionale.
L’accordo con l’Arabia Saudita prenderebbe una strada diversa, potenzialmente stabilendo un nuovo precedente nel Medio Oriente. Questo assume particolare rilevanza in un momento in cui il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dichiarato che il regno svilupperebbe una propria capacità nucleare se l’Iran ottenesse la bomba atomica.
Alcuni analisti sostengono che la cooperazione con Washington potrebbe offrire due vantaggi strategici agli Stati Uniti: rafforzare un mercato chiave per l’industria nucleare americana e prevenire che Riyadh si rivolga a Russia o Cina che potrebbero offrire termini meno restrittivi.
Per ora, il documento rimane in attesa di approvazione dalla Casa Bianca. La decisione finale del presidente Trump determinerà se Washington altererà uno dei principi che hanno guidato la cooperazione nucleare civile con i suoi alleati per decenni.
