Venticinque anni dopo l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti continuano a confrontarsi con le conseguenze di quell’evento tragico. Le percezioni negative verso l’Islam persistono, nonostante la crescita della rappresentanza politica musulmana. Questo articolo esplora come l’islamofobia abbia evoluto nel tempo, influenzando le politiche e la vita quotidiana delle comunità musulmane.
Rozina Ali, giornalista del New York Times Magazine ha recentemente pubblicato un libro che traccia la storia dell’islamofobia negli Stati Uniti, partendo da decenni prima dell’11 settembre.
La sua opera, Seasons of Fury racconta le storie di quattro famiglie, tra cui quella di Abdeen Jabara, un avvocato arabo-americano che negli anni ’70 scoprì uno dei più grandi programmi di sorveglianza governativa della storia degli Stati Uniti.
L’impatto dell’11 settembre sulle comunità musulmane
Ali ricorda il giorno dell’11 settembre come un momento di grande paura e incertezza per la sua famiglia.
Nonostante cresciuta negli Stati Uniti, la sua famiglia era consapevole delle possibili conseguenze negative per i musulmani. Le parole di sua madre, “Questo paese è in guerra, e i musulmani hanno attaccato questo paese, e saremo tutti sotto sospetto” si rivelarono profetiche.
Negli anni successivi all’11 settembre, le agenzie di sicurezza e le forze dell’ordine adottarono misure di sorveglianza estese, monitorando non solo i quartieri musulmani, ma anche le moschee e i caffè.
La paura di essere spiati divenne una costante per molte comunità musulmane, con la frase “Le pareti hanno orecchie” che divenne un mantra comune.
L’evoluzione dell’islamofobia negli anni ’60 e ’90
L’islamofobia negli Stati Uniti non è un fenomeno nato con l’11 settembre. Le sue radici risalgono agli anni ’60, con la guerra arabo-israeliana del 1967 che galvanizzò la comunità arabo-americana. Tuttavia, la crescente violenza dei gruppi militanti palestinesi portò alla sorveglianza di questa comunità da parte del governo degli Stati Uniti.
Negli anni ’90, con la caduta dell’Unione Sovietica, il terrorismo islamico divenne una delle principali preoccupazioni degli Stati Uniti. La confluenza di attacchi terroristici e la crescente visibilità politica dei musulmani portarono a una crescente islamofobia. La bomba di Oklahoma City del 1995, inizialmente attribuita a terroristi musulmani, fu in realtà opera di un veterano dell’esercito bianco, ma l’errata attribuzione rifletteva la narrativa emergente che vedeva nei musulmani la principale minaccia terroristica.
L’islamofobia oggi: un fenomeno politico
Oggi, l’islamofobia è diventata un elemento centrale della politica americana. Politici come Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, entrambi musulmani, sono spesso oggetto di attacchi basati sulla loro fede religiosa. Inoltre, stati come Texas e Florida hanno recentemente classificato il Council on American-Islamic Relations (CAIR) un’organizzazione per i diritti civili dei musulmani, come un’organizzazione terroristica.
Rozina Ali ritiene che l’islamofobia sia oggi più diffusa e violenta che mai. La crescente opposizione alla politica estera degli Stati Uniti, in particolare il sostegno a Israele, ha alimentato ulteriormente le tensioni. Inoltre, l’espansione delle definizioni di terrorismo ha permesso l’uso di strumenti creati per combattere il terrorismo contro altri gruppi, come gli immigrati latino-americani.
Dalla sorveglianza degli anni ’70 alla crescente rappresentanza politica dei musulmani, la storia dell’islamofobia è intrecciata con la politica estera e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Comprendere questa storia è fondamentale per affrontare le sfide attuali e future.
