L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2026, ha compiuto un passo significativo con l’indagine nei confronti di Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore. La Procura di Roma lo accusa di essere il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Lavitola, già noto per precedenti vicende giudiziarie, ha negato ogni coinvolgimento, definendosi sconcertato dalle accuse.
Nonostante ciò, la Procura gli contesta il reato di strage insieme ad altri reati aggravati dal metodo mafioso.
Il ruolo di Gomes Clesio Tavares e il sopralluogo prima dell’attentato
Un elemento cruciale dell’inchiesta è il ruolo di Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, ritenuto l’intermediario tra Lavitola e gli esecutori materiali.
Secondo la ricostruzione dei pm, Lavitola avrebbe incaricato Tavares di trovare soggetti in grado di procurarsi esplosivo e farlo detonare davanti alla casa di Ranucci.
Un dettaglio significativo è che, un mese prima dell’attentato, Lavitola avrebbe effettuato con Tavares un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del giornalista. Lavitola ha cercato di giustificare questa circostanza affermando di andare spesso a trovare Ranucci, ma gli investigatori stanno verificando questa versione.
Le dichiarazioni di Sigfrido Ranucci e le indagini in corso
Sigfrido Ranucci, dopo l’arresto dei quattro esecutori materiali, ha dichiarato di essere sconcertato dalle accuse contro Lavitola, con cui aveva un rapporto di amicizia e collaborazione professionale. Ranucci ha espresso fiducia nelle indagini della Procura di Roma, sottolineando la loro rigorosità.
“È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento”, ha dichiarato Ranucci, aggiungendo di essere convinto dell’innocenza di Lavitola, almeno finché non emergeranno prove concrete. Tuttavia, ha anche affermato che, anche in caso di responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a lui e alla sua famiglia.
Le indagini sono ancora in corso per chiarire il movente dell’attentato. La Procura di Roma sta lavorando con il Nucleo Investigativo di Roma e Frascati per raccogliere ulteriori elementi. Intanto, i quattro esecutori materiali, arrestati tra Napoli e Avellino, sono accusati di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento.
