Il caro-carburante torna al centro dell’agenda del governo. Benzina e diesel hanno raggiunto livelli record, spinti dalle tensioni internazionali e dalla nuova escalation in Iran. Il Governo Meloni valuta quindi un nuovo intervento sulle accise per contenere i prezzi alla pompa, mentre cresce il timore che il rincaro dei carburanti possa trasferirsi anche sui costi di trasporti, beni e servizi.
Milano e autostrade, il pieno diventa sempre più caro
Il Brent, dopo aver superato i 100 dollari al barile, è sceso a circa 96 dollari, mentre il Platts, che misura il valore dei prodotti raffinati, ha continuato a salire. Le associazioni dei consumatori parlano di “effetto piuma e piombo”: i rincari arrivano alla pompa in 24-48 ore, mentre i ribassi sono più lenti.
Secondo Unimpresa, inoltre, gli aumenti del diesel sarebbero in alcuni casi stati il doppio rispetto a quanto giustificato dal solo rialzo del greggio, alimentando le accuse di “speculazione”.
Come riportato dall’Ansa, a Milano la situazione è particolarmente pesante: un distributore in via Correggio arriva a 2,635 euro al litro per la benzina. Nella maggior parte degli impianti cittadini il prezzo supera comunque i due euro, mentre sulla tangenziale si registrano valori come 2,189 euro a Muggiano e fino a 2,439 euro ad Assago per il servito.
Ancora più elevati i prezzi rilevati in autostrada. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit elaborati dal Codacons, sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio arriva a 2,769 euro al litro e la benzina a 2,589 euro. Il diesel supera i 2,70 euro anche sulla A4 Venezia-Trieste, A22 Brennero-Modena, Milano-Brescia e Messina-Palermo, mentre la benzina oltrepassa i 2,50 euro sugli stessi tratti.
Il peso economico è particolarmente significativo nei mesi estivi, quando gli spostamenti aumentano. Il Codacons stima che tra luglio e agosto gli italiani spenderanno complessivamente 10,8 miliardi di euro per i rifornimenti, vale a dire 1,9 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Con gli attuali livelli di prezzo, nelle casse pubbliche entrerebbero inoltre circa 5,6 miliardi di euro di tasse sui carburanti. L’associazione chiede quindi al governo un intervento immediato sulle accise, sostenendo che “vanno ridotte subito di almeno 15 centesimi di euro”, così da riportare il diesel sotto la soglia dei due euro e limitare l’impatto del caro-carburante sulle vacanze.
A parità di consumi rispetto a luglio 2025, gli automobilisti finiranno per spendere 841 milioni di euro in più soltanto per benzina e diesel. Il confronto annuale evidenzia soprattutto il peso del gasolio: tra il riordino delle accise deciso dal governo a inizio anno e la crisi legata all’Iran, il diesel costa il 30,2% in più rispetto alla scorsa estate, con un aggravio di circa 25 euro per ogni pieno. Per la benzina l’aumento è più contenuto, ma comunque significativo: +14,4% su base annua, pari a circa 12,4 euro in più a rifornimento.
Benzina, a Milano prezzi oltre i 2,6 euro: il governo pensa a nuove misure sulle accise
Come riportato da Il Messaggero, di fronte alla corsa dei prezzi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha contattato il ministro dell’Economia per fare il punto sull’emergenza e chiedere di accelerare le misure. L’ipotesi è quella di un decreto già al primo Consiglio dei ministri di agosto, anche se restano da individuare le risorse necessarie. Per ora non ci sarebbero fondi sufficienti per introdurre bonus destinati ai pendolari o rafforzare la social card per le famiglie più fragili.
Il governo potrebbe ricorrere nuovamente alle “accise mobili”, il sistema che consente di ridurre le imposte sui carburanti utilizzando parte delle maggiori entrate Iva derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio. Negli ultimi anni, per frenare i rincari, sono già stati disposti tre tagli delle accise: 20 centesimi, poi 10 e infine 5 centesimi al litro, per un costo complessivo di miliardi per lo Stato, recuperato soltanto in parte.
Il meccanismo, tuttavia, presenta tempi e margini limitati. La riduzione ottenibile sarebbe compresa tra 7 e 10 centesimi al litro e arriverebbe con un certo ritardo, perché prima è necessario incassare l’Iva aggiuntiva generata dai rincari del greggio. Per questo, un intervento basato esclusivamente sulle accise mobili non sarebbe possibile prima del 3 agosto.
La situazione potrebbe inoltre peggiorare. Secondo Unem, ad agosto i prezzi potrebbero aumentare ancora, fino a 8 centesimi al litro, poiché i margini legati ai precedenti rialzi del petrolio non sarebbero stati ancora completamente trasferiti sui listini. L’Unione europea, comunque, non segnala al momento problemi di approvvigionamento.
Il rischio non riguarda soltanto gli automobilisti. Prezzi dei carburanti stabilmente sopra i due euro potrebbero alimentare una nuova spinta inflazionistica, con imprese, industria e commercio chiamati a sostenere costi più elevati e potenzialmente costretti a trasferirli sui consumatori. Secondo la Cna, da marzo a oggi i rincari hanno già prodotto oltre 4,5 miliardi di euro di maggiori esborsi.
