Una bambina è rimasta incastrata con una gamba nel bocchettone di una piscina nel Trevigiano durante un’attività estiva. L’episodio, concluso senza gravi conseguenze, riaccende il dibattito sulla sicurezza dei sistemi di risucchio nelle vasche e sui rischi legati agli impianti non adeguatamente protetti.
Bimba risucchiata dal bocchettone della piscina: il salvataggio e l’esposto dei genitori
Come riportato da Rai News, una bambina è rimasta bloccata con una gamba nel sistema di aspirazione di una piscina fuori terra del Trevigiano mentre partecipava a una giornata organizzata da un centro ricreativo estivo. L’episodio, avvenuto lo scorso 9 luglio, si è concluso senza gravi conseguenze: la piccola ha riportato soltanto un grande ematoma e molto spavento, ma la famiglia ha scelto di raccontare quanto accaduto dopo i recenti casi di cronaca legati agli impianti di aspirazione delle piscine.
Secondo la ricostruzione dei genitori, la gamba destra della bambina sarebbe stata risucchiata dalla pompa di ricircolo dell’acqua, rimanendo intrappolata per alcuni istanti. La situazione si è risolta grazie al rapido intervento degli operatori presenti nella struttura, che sono riusciti a liberarla in poco tempo. Dopo l’incidente, la minore è stata affidata alla famiglia e accompagnata al pronto soccorso per gli accertamenti necessari: i medici hanno escluso lesioni gravi, limitandosi a constatare la presenza di un importante livido.
I genitori avrebbero deciso di presentare un esposto ai carabinieri, senza però formalizzare una denuncia nei confronti dei responsabili della piscina. L’obiettivo, spiegano, non sarebbe quello di individuare colpevoli, ma di richiamare l’attenzione su un possibile rischio legato ai sistemi di aspirazione delle vasche, soprattutto alla luce di episodi recenti che hanno coinvolto altri bambini. La vicenda ha riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza nelle piscine. La famiglia ha infatti ricordato i casi recenti di cronaca, tra cui la morte della bambina di 11 anni a Sestri Levante, rimasta intrappolata con i capelli nel sistema di aspirazione di una piscina, e quella del 12enne deceduto a Rimini dopo essere stato risucchiato per una gamba in una vasca.
Nel frattempo, come riportato da Rai News, i proprietari della struttura hanno respinto qualsiasi ipotesi di irregolarità. Secondo quanto riferito dai gestori, la piscina sarebbe un modello fuori terra Intex e il dispositivo di aspirazione sarebbe dotato della prevista griglia protettiva, oltre ad avere dimensioni ridotte. La struttura ha quindi sostenuto che l’impianto fosse conforme alle norme di sicurezza e avrebbe annunciato l’intenzione di tutelarsi nelle sedi opportune contro eventuali ricostruzioni considerate dannose per la reputazione del centro.
Come funziona il sistema di aspirazione delle piscine e quali sono le protezioni previste
Per comprendere come sia possibile che una persona rimanga intrappolata in una piscina è necessario analizzare il funzionamento dei sistemi di aspirazione immersiva. Questi dispositivi comprendono le prese posizionate sul fondo della vasca, i bocchettoni utilizzati per il ricambio dell’acqua e gli impianti collegati a funzioni come idromassaggi, cascate o altri giochi d’acqua. Il loro compito è raccogliere l’acqua dalla piscina, trasferirla verso il sistema di filtrazione e poi reimmetterla nella vasca. Questo processo permette di mantenere l’acqua pulita e garantire il corretto funzionamento dell’impianto, ma genera anche una forza aspirante che, in determinate condizioni, può diventare pericolosa.
Per questo motivo i sistemi moderni devono rispettare precise regole tecniche. La sicurezza delle bocchette delle piscine pubbliche è disciplinata dalla norma UNI EN 13451, aggiornata in Italia nel 2025, che stabilisce criteri specifici per progettazione, costruzione e collaudo degli impianti. Le norme di sicurezza prevedono diverse misure per ridurre il rischio di intrappolamento: dai test sui capelli, che verificano la capacità delle griglie di evitare il blocco della chioma, alla limitazione della velocità del flusso d’acqua, fissata a un massimo di 0,5 metri al secondo. Gli impianti devono inoltre avere più punti di aspirazione collegati tra loro e griglie resistenti, progettate per impedire che il corpo possa rimanere bloccato o che le tubazioni restino esposte.
