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Bimba ucraina malata di tumore arriva in Italia dopo un viaggio di oltre 30 ore

Dopo essere fuggite da Kiev e aver intrapreso un viaggio in bus di 30 ore per arrivare in Romania, la bambina e la sua mamma hanno raggiunto Roma.

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Aumentano i profughi che lasciano l’Ucraina sperando di salvarsi dai bombardamenti. Chi può fugge: i treni sono inaccessibili, le code interminabili, il traffico in tilt. I supermercati presi d’assalto dal primo giorno in cui è scoppiata la guerra. Gli scaffali sono vuoti e la memoria torna al passato, quando le vecchie generazioni hanno lottato per ottenere la tanto acclamata indipendenza.

File di auto fanno rifornimento dai benzinai, in quei pochi distributori ancora non svuotati. I carri armati russi fanno irruzione nelle città ucriane, dove interi quartieri sono ormai deserti. I bambini salutano i padri, forse ancora poco consapevoli di ciò che sta acadendo. Le madri li portano in salvo e salutano i mariti senza sapere se potranno riabbracciarli. Tra le storie di chi ce l’ha fatta c’è quella di Yuliia e sua figlia Nikole, ma anche quella di una bambina affetta dalla nascita da un tumore al rene con alcune metastasi, che dopo essere fuggita dai bombardamenti russi nel suo Paese è arrivata al Policlinico Gemelli di Roma dopo un lungo viaggio.

Bimba ucraina malata di tumore è arrivata a Roma

Ha lasciato Kiev in seguito all’invasione dei russi e ha raggiunto casa dei nonni insieme alla sua mamma. Ma il viaggio era solo all’inizio. La piccola ha poi intrapreso un viaggio di 30 ore in bus per raggiungere il confine con la Romania, dove una famiglia ha pagato per lei e sua madre un biglietto aereo per Roma.

Adesso è in cura al Policlinico Gemelli di Roma, dove proseguirà il trattamento iniziato in Ucraina.

Le parole del direttore di Oncologia Pediatrica

Intervistato da Fanpage.it, il direttore UO di Oncologia Pediatrica della Fondazione Policlinico Gemelli ha spiegato: “Questo tipo di tumore è un tumore che si vede sostanzialmente solo nell’età pediatrica, ben diverso da quello dell’adulto. Questo fa sì che anche il comportamento e la risposta ai trattamenti siano ben diversi da quello che uno può immaginare nella controparte adulto. Sono presenti diverse metastasi, ma nonostante questo, le possibilità di cure rimangono buone quindi contiamo poi di poter offrire tutto quello che attualmente la medicina mette a disposizione per cercare di guarirla dalla sua malattia”.

Il direttore Antonio Ruggiero ha poi sottolineato: “L’arrivo in Italia in ospedale ha sicuramente rassicurato molto la mamma, perché chiaramente l’obiettivo principale era quello di raggiungere un posto di cura e quindi far sì che la bambina mantenesse tutte quelle possibilità per poter trattare la malattia. È previsto che la mamma possa stare tutto il giorno e anche la notte affianco alla bambina. In più, proprio perché è un reparto destinato appunto ai bambini, vi sono una serie di attività di supporto e di facilitazioni per quello che riguardano l’attività durante il giorno (dal clown alla scuola, ai laboratori di ceramica e simili)”.

Le cure prevedono “un trattamento di chemioterapia con “l’obiettivo di mantenere la continuità delle cure, per arrivare poi all’intervento chirurgico sul rene ed eventualmente sulle metastasi presenti. Dopodiché dovrà proseguire per alcuni mesi ancora con il trattamento, ma la durata precisa e la modalità precisa dipenderanno poi anche dall’esito dell’intervento chirurgico”.

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