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Caronte, ma chi era?
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Caronte, ma chi era?

Caronte

Se vogliamo conoscere Caronte dobbiamo ricercarlo nella mitologia greca. Caronte è il traghettatore delle anime dei morti

Nel mondo della mitologia greca sono racchiuse tante figure. Il più conosciuto dai più è Ulisse con le sue sirene e il ciclope Polifemo. Tra gli autori più letti dell’antico mondo greco ricordiamo, invece, Omero e Saffo. Mondi sconosciuti e fantastici, tanto leggendari quanto affascinanti che hanno dato vita a racconti unici. Il mondo greco e la sua mitologia intrigano ancora oggi. Immortale, è Caronte.

Caronte: traghettatore di anime

Dominato dagli Dei, il mondo greco conserva anche mondi post mortem, il cui accesso è da ricercare presso lo stesso Caronte.

Gli Dei vivono sull’Olimpo, i mortali sulla terra, osservati dai primi conducono le loro vite secondo precetti a noi lontani. La storia greca è la storia di un popolo con una sua cultura e religione. Politeista, il popolo greco venerava i propri Dei nei templi per loro costruiti, gli stessi di cui oggi possiamo ammirarne i resti.

Architetti, filosofi e scrittori, artisti in toto, i greci ci hanno lasciato tanto al punto da riuscire a sorprenderci ancora.

I templi, la loro mitologia, i racconti di tempi lontani che fanno del mondo una favola da raccontare. Gli eroi come Ettore, Ulisse e Achille e le loro fedeli consorti rispettivamente Andromaca, Penelope e Briseide.

Le avventure, ma anche la creazione insita nel loro credo del mondo degli Dei. Ed è dal mondo degli Dei che possiamo osservare Caronte, il traghettatore delle anime, colui che le accompagna all’altra sponda del fiume Acheronte per poter entrare nel mondo di Ade, quello dei morti.

L’Olimpo e i greci

L’affascinante Olimpo con Zeus, Dio degli Dei e sovrano dei sovrani, Ade, Dio della morte, Apollo, Dio delle arti e del sole. La lista è lunga, ogni cosa aveva un Dio, persino la guerra, Ares. Le arti greche, i cui resti resilienti possiamo ammirarli ancora, ne erano piene. Infatti gli Dei si trovano rappresentati ovunque. Statue per iniziare, che venivano esposte nei templi, dove venivano anche offerti sacrifici agli Dei.

Sacrifici che accompagnavano le preghiere e che servivano da pegno per pagare una richiesta terrena. Capre, mucche, oche e altri animali venivano smembrati e offerti agli Dei. Processo durante il quale veniva letto il loro sangue e i loro organi, con cui i sacerdoti dei templi facevano profezie, spesso di guerra.

Infatti, quello greco, è un popolo di conquiste compiute con la spada e lo spargimento del sangue dei soldati. E le stesse guerre portavano con se milioni di paure che venivano lenite grazie all’esistenza del mondo dell’oltretomba. Dove i soldati caduti si prospettavano di attendere finché potessero dare inizio alla loro esistenza in pace con le loro famiglie. Ma anche dalle stesse profezie. Ogni cosa poteva essere un segno profetico, anche il volo di un’aquila in cielo, i sacerdoti credevano fosse portatrice di messaggi positivi di successo in battaglia.

Sono infinite le storie che ci riserva il mondo greco, se ne potrebbe discutere per ore.

La storia greca

Sovrani ambiziosi e crudeli abitavano tutto il territorio della Grecia.

Spesso si incontravano sul campo di battaglia per possedere altri pezzi di terra. I loro eserciti erano i loro stessi popoli. I più forti tornavano a casa, gli altri partivano per non fare mai più ritorno. Gli uomini erano fedeli al loro sovrano e alla guerra per via delle credenze religiose del popolo greco. Ma anche per le promesse di gloria infinita. Le immagini degli Dei si ritrovano sui sarcofagi, le anfore e i mosaici, ma anche nella letteratura e nelle arti. Ancora sulle monete, quindi anche sugli oboli che venivano apposti sugli occhi o sotto la lingua dei morti nei rituali funebri. Con gli ultimi l’anima pagava Caronte per attraversare il fiume Acheronte nell’Ade.

Il mondo della morte

L’Ade era l’affascinante e tremendo mondo della morte. Ogni funerale prevedeva rigidi rituali funebri: se non venivano rispettati o non ricevuti dal corpo ormai senza vita non ne permettevano l’ingresso.

Non era delimitato da una porta Obologigantesca, come potrebbe immaginarsi, né dal fuoco.

Il mondo della morte era delimitato da un fiume, Acheronte, sul quale Caronte traghettava da una sponda all’altra senza sosta.

Caronte è il traghettatore delle anime, colui che permette ai morti di entrare nell’Ade e aspettare che i familiari possano riunirsi a lui.

Ed è a Caronte che deve essere pagato il viaggio, l’obolo che il corpo inanimato riceveva durante la funzione e serviva a pagare il passaggio. I corpi ai quali non veniva permesso di superare le sponde dell’Acheronte, coloro le quali non avevano ricevuto i giusti riguardi funebri, erano costrette a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume.

Due gli oboli che venivano apposti sotto la lingua, oppure sugli occhi, del cadavere prima della sepoltura. Nessuna anima viva è stata portata al di là delle sponde dell’Acheronte, se non nei miti. Infatti la Dea Persefone, e gli eroi Enea, Teseo, Piritoo, Ercole, Odisseo nelle loro avventure.

Ma anche il vate Orfeo, la sibilla cumana Deifobe, Psiche e, nella cultura più recente e successiva a quella greca, Dante Alighieri. Una storia di miti e leggende tutta da scoprire per lasciarsi affascinare.

Caronte

CaronteIl nome di Caronte viene dal greco Χάρων, si legge Chárōn, e significa “ferocia illuminata“. Figlio di Erebo e Notte, una delle figure più antiche e primordiali della cultura greca. Presente anche in altre culture tra cui quella Etrusca, precedente alla greca, nella quale è chiamato Charun.

Lo troviamo in opere come l’Eneide di Virgilio, e nella Divina Commedia di Dante, Le rane di Aristotele. Nell’ultima insulta la gente che lo attornia, nell’opera dantesca è descritto con una lunga barba, capelli bianchi e occhi rossi come il fuoco. In molte opere il fiume si chiama Stige, come nell’Eneide, per altre fonti, come la Pausania e l’Inferno di Dante, è l’Acheronte.

Nelle culture di massa si può vedere Caronte come colui che si assicura del corpo senza vita dei gladiatori non graziati.

Nel caso non fosse ancora sopravvenuta la morte per lo stesso, era Caronte stesso a finirlo con una mazza e col volto coperto da una maschera. E poi continuava nel suo compito di portarlo via, su un carro o su una barella, lo lasciava nello spoliarium, l’obitorio dell’anfiteatro, dove il corpo morto veniva spogliato da abiti e armatura. Il colpo della “mazza” è rimasto fino ai giorni nostri, infatti quando un papa muore viene colpito con tre colpi di martelletto alla tempia per verificare che sia effettivamente passato a miglior vita.

Caronte e il meteo

Dal 2012 è entrato nel linguaggio comune a indicare le ondate estive di caldo che ci “traghettano” nel cuore della calda estate.

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