> > Casini si dimette: 44 anni di Parlamento e addio alle elezioni

Casini si dimette: 44 anni di Parlamento e addio alle elezioni

Casini si dimette: 44 anni di Parlamento e addio alle elezioni

Casini chiude un capitolo di 44 anni di Parlamento e spiega perché è il momento di cedere il passo

Il Pierferdinando Casini ha comunicato, nella mattinata dell’11 ottobre 2026, la decisione di non presentarsi alle prossime tornate elettorali. Dopo quattro decenni di attività parlamentare, culminati nella presidenza della Camera dei Deputati, il leader centrista ha definito il suo annuncio un “momento di fermo” per consentire a nuove personalità di prendere il testimone.

L’intervista, rilasciata al Corriere della Sera si è contraddistinta da un tono sobrio ma carico di gratitudine verso gli elettori che, secondo lui, hanno alimentato la sua lunga avventura politica.

All’età di 70 anni, con alle spalle il 1983 come ingresso a Montecitorio, Casini ha dichiarato che il suo percorso è stato segnato da una costante ricerca di equilibrio tra centro-destra e centro-sinistra, mantenendo sempre viva la tradizione democristiana.

Ha sottolineato che il vero valore della democrazia risiede nella capacità di cedere il passo quando il tempo lo richiede, invitando i partiti a valorizzare figure più allineate con le esigenze degli elettori contemporanei.

Motivi del ritiro e ringraziamenti

Nel corso dell’intervista, il senatore ha spiegato che la decisione di non ricandidarsi nasce dall’esigenza di “cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno”.

Il suo discorso è stato costellato da un ringraziamento ai sostenitori, ai colleghi parlamentari e a tutti coloro che hanno creduto nella sua visione. Casini ha inoltre evidenziato che il suo ritiro non equivale a una sconfitta, ma rappresenta una scelta deliberata per favorire il rinnovamento della classe politica italiana.

Ricordi indelebili: l’incontro con Giovanni Paolo II

Tra i momenti più significativi della sua carriera, il politico ha ricordato il 2000, quando, da presidente della Camera, ebbe l’onore di accogliere in Parlamento Papa Giovanni Paolo II. “Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili”, ha dichiarato, indicando come simbolo di una giornata che ha consolidato il suo legame con valori spirituali e civici. Questo episodio, citato più volte, è stato descritto come “il giorno più bello” del suo cammino istituzionale.

Analisi delle figure politiche attuali

Nel contesto del dibattito politico, Casini ha offerto una valutazione sincera di diversi leader. Ha elogiato Giorgia Meloni per la sua “consistenza notevole” nel portare l’intera coalizione sulle proprie spalle, pur avvertendo che la stessa coerenza può apparire come testardaggine. Riguardo Elly Schlein ha sottolineato la capacità di parlare a un pubblico giovanile non omologato alla tradizionale politica, definendola altrettanto testarda ma di grande importanza.

Il ruolo di Gianfranco Fini e la via verso Meloni

Il senatore ha ritenuto che Gianfranco Fini sia stato “il politico più sottovalutato”, perché senza la svolta di Fiuggi la crescita di Meloni non avrebbe potuto verificarsi. Questa osservazione evidenzia come alcuni attori di secondo piano possano influenzare decisivamente la traiettoria del panorama nazionale.

Silvio Berlusconi, Amintore Fanfani e Giorgio Napolitano

Il discorso è passato a Silvio Berlusconi definito “il più carismatico”, il cui desiderio di piacere è stato tale da farlo gradire anche ai suoi avversari. Tra i democristiani, Amintore Fanfani è stato celebrato come “l’uomo del ‘piano casa’ e della presidenza dell’ONU”, amico di Giorgio La Pira e di John F. Kennedy. Infine, Giorgio Napolitano è stato citato come il comunista più ammirato da Casini, per aver “capito, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia”.

Prospettive sul futuro della Repubblica

Alla domanda se fosse un candidato credibile per la carica di presidente della Repubblica, Casini ha risposto con un sorriso: “Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”. Questa frase, ricca di ironia, ha chiuso il suo intervento lasciando intendere che il futuro delle istituzioni dipenderà da una scelta collettiva, non da ambizioni personali. Con la decisione di non ricandidarsi, Casini si apre alla possibilità di contribuire al dibattito pubblico da una posizione più distaccata, ma senza rinunciare al suo impegno per la democrazia.

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