Sabato 10 ottobre 2026 un missile ha colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh, scatenando il più grave attacco in Arabia Saudita dal 2015. L’esplosione ha provocato la morte di 12 persone e lasciato feriti più di 300 viaggiatori, tra cui quattro cittadini sauditi e otto stranieri di varie nazionalità.
Le vittime includono due bengalesi, un americano, un egiziano, un argentino, un siriano, un palestinese e un sudanese.
Molti dei feriti sono in condizioni critiche e i soccorsi sono stati mobilitati immediatamente, con medici richiamati d’urgenza negli ospedali della capitale.
Dettagli dell’attacco e profilo delle vittime
Secondo quanto comunicato dall’Autorità generale dell’aviazione civile dell’Arabia Saudita, il missile è stato lanciato da forze collegate ai ribelli Houthi dello Yemen, noti per le precedenti azioni contro infrastrutture civili.
L’attacco ha colpito direttamente la zona di partenza dei voli, facendo scattare il panico tra i passeggeri che, secondo testimonianze, correvano verso le uscite in cerca di salvezza.
Le autorità hanno subito sospeso le operazioni dell’aeroporto e hanno ordinato la chiusura temporanea di tutti i voli in partenza e in arrivo. Inoltre, il Ministero dell’Istruzione saudita ha deciso di far seguire le lezioni a distanza nelle scuole della capitale per una settimana, per limitare ulteriori spostamenti.
Avvertimento degli Houthi e restrizioni sui voli
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree ha pubblicato su X un monito chiaro: “Le forze armate yemenite rinnovano il loro avvertimento a tutte le compagnie aeree, al personale, ai lavoratori e ai viaggiatori contro l’utilizzo degli aeroporti e dello spazio aereo sauditi”. L’avviso esclude specificamente gli aeroporti di Mecca e Medina considerati sacri.
In risposta, l’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita ha elevato il livello di allerta per i propri cittadini, limitando l’accesso ai terminal di Riyadh, Gedda e Dammam. Paesi come Germania e Stati Uniti hanno consigliato ai propri cittadini di evitare lo scalo di Riyadh finché non verrà garantita la sicurezza.
Altri incursioni in territorio saudita
Nel medesimo pomeriggio la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha segnalato la caduta di un altro missile nei pressi dell’aeroporto di Dammam, alternativa occidentale a Riyadh, nonché un ulteriore proiettile intercettato a sud-est della capitale. Questi eventi suggeriscono una potenziale escalation delle azioni militari nella regione.
Reazioni internazionali e possibili ripercussioni
L’inviato dell’ONU per lo Yemen, Hans Grundberg ha definito la vicenda una “grave escalation” e ha attribuito la responsabilità agli Houthi. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha dichiarato che l’attacco “non è accettabile” e ha promesso di parlare con il principe ereditario Mohammed bin Salman per valutare una risposta più decisa.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha condannato l’attacco come “un atto di terrorismo efferato” e ha ribadito il sostegno al patto di difesa della Mecca, firmato da Pakistan, Arabia Saudita e Turchia. Anche la Commissione Europea, rappresentata da Ursula von der Leyen ha denunciato il raid come un “crimine di guerra” che rischia di destabilizzare i nodi cruciali per i trasporti e l’energia a livello globale.
Il Canada, attraverso il premier Mark Carney ha espresso la propria condanna, sottolineando che nessun obiettivo politico può giustificare il deliberato attacco a civili. Mentre le autorità saudite valutano ulteriori misure di sicurezza, la comunità internazionale resta in allerta, temendo un prolungamento delle ostilità in un’area già segnata da conflitti prolungati.
