La scena si è svolta in due tappe: un gesto simbolico in strada e poi la cerimonia ufficiale in aula. In mattinata il presidente Sergio Mattarella, accompagnato dai presidenti delle Camere Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, ha deposto una corona di fiori in via Caetani per ricordare il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, trovato il 9 maggio, 48 anni fa, in una Renault 4 di colore rosso nei pressi di Botteghe Oscure.
Quella composizione di gesti ha segnato lavvio della commemorazione che si è poi tenuta al Senato, sede della cerimonia che ogni anno alterna le due Camere.
Allintervento ufficiale hanno partecipato le massime cariche dello Stato, diversi ministri e, in modo particolarmente sentito, i parenti delle vittime delle stragi e degli attentati. Accanto alle autorità istituzionali si sono sedute famiglie che cercano risposte, testimoni di un capitolo doloroso della storia nazionale.
Lappuntamento è nato dalla legge del 2007 che ha istituito la Giornata della memoria sul terrorismo, una ricorrenza pensata per mantenere viva la testimonianza di chi ha perso la vita nella lotta contro la violenza politica.
La cerimonia e i simboli
La parte pubblica della commemorazione è stata aperta dallinno nazionale, eseguito dai liceali dellIstituto Manzoni di Latina, un momento che ha unito il ricordo storico alle nuove generazioni.
Nel corso degli interventi il tono è stato solenne ma anche di richiamo allimpegno civico: per molti relatori la memoria deve diventare uno strumento attivo. Il richiamo al passato non è stato solo evocativo, ma inteso come monito contro nuove forme di odio e di estremismi che possono insinuarsi nella società contemporanea.
La deposizione in via Caetani
Il gesto compiuto in via Caetani da Sergio Mattarella e dalle massime autorità parlamentari ha voluto ribadire che la Repubblica non dimentica chi ha pagato con la vita il prezzo della difesa dei diritti. Quel luogo, legato al caso di Aldo Moro, è stato trasformato in simbolo di una memoria collettiva che rivendica il diritto a conoscere i fatti e a mantenere viva la coscienza civile. La cerimonia ha così intrecciato simbologia, istituzione e partecipazione pubblica.
Interventi istituzionali e messaggi politici
Nel corso della seduta al Senato il presidente della Camera Ignazio La Russa ha definito la memoria come non solo un elenco del dolore ma come un scudo a difesa delle libertà. Ha puntato il dito contro segnali di intolleranza contemporanei, citando conflitti internazionali e nuove tensioni sociali, e ha invitato a non sottovalutare tali segnali. Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha insistito sul dovere di ricordare per formare coscienze in grado di resistere a ogni forma di fanatismo, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito su Twitter limportanza del sacrificio delle vittime come monito contro lestremismo.
Richiami alla coesione nazionale
Le autorità hanno suggerito come antidoto alle tensioni la coesione nazionale, indicata come linfa della democrazia. Secondo gli interventi ufficiali, conservare e tramandare la memoria significa anche proteggere i diritti civili e la dignità umana, elementi che non vanno dati per scontati. Questo approccio ha cercato di collegare il passato delle stragi con le sfide contemporanee, suggerendo che la vigilanza democratica resta un impegno quotidiano.
Le voci dei familiari e la richiesta di verità
Tra gli interventi emotivi, i familiari delle vittime hanno pronunciato parole che hanno oscillato tra dolore e determinazione. Massimo Coco, figlio del magistrato Francesco Coco ucciso dalle Brigate Rosse nel 1976, ha chiesto insistentemente che si arrivi alla verità, ribadendo che la famiglia non cerchi vendetta ma pretende chiarezza sui fatti. Allo stesso modo, Pierpaolo Deianna ha ricordato la perdita del padre, lagente di scorta Antioco Deiana, caduto proteggendo un magistrato, sottolineando limpatto umano di quegli eventi.
Alberto Capolungo, figlio di Pietro Capolungo ucciso dalla banda della Uno Bianca, ha invece sollevato critiche circa le indagini ancora aperte e ha denunciato azioni di depistaggio, alludendo alle recenti apparizioni mediatiche di accusati come Roberto Savi. Le testimonianze in aula hanno così coniugato lutto privato e domanda di giustizia pubblica, richiamando lattenzione sulle indagini ancora in corso e sulla necessità di non lasciar spegnere la ricerca delle risposte.