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Concordato Vaticano Italia del 1984, cos’è e perché, secondo la Chiesa, il Dl Zan lo viola

Concordato Vaticano-Italia, perché secondo la chiesa il Dl Zan lo viola: la nota consegnata da monsignor Gallagher allo Stato italiano solleva un vespaio

Il Vaticano contro il Dl Zan

Concordato Vaticano-Italia, ricordare cos’è e perché secondo la chiesa il ddl Zan lo violerebbe è improvvisamente diventato faccenda cruciale. Lo è nella misura in cui in questi giorni il Vaticano ha formalmente chiesto al governo italiano di modificare il disegno di legge contro l’omotransfobia approvato dalla Camera il 4 novembre del 2020.

Ma innanzitutto: perché il Vaticano ha il diritto, non la facoltà, si badi, ma il diritto, di chiedere allo Stato italiano di modificare una sua legge? La risposta sta proprio nella natura del Concordato che si intende violato con il Dl Zan, almeno secondo la dichiarazione ufficiale consegnata dal segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, monsignor Gallagher, all’ambasciata italiana e arrivata fresca e venefica sul tavolo del ministro Di Maio.

Concordato Vaticano-Italia, il Dl Zan viola un “contratto” che risale al 1929

I Patti Lateranensi che si sostanziarono nel Concordato risalgono al 1929, quando il Regno d’Italia decise di porre fine alla “Questione romana” postasi anni prima con il culmine del Risorgimento. Con la presa di Roma resa iconica dall’episodio della Breccia di Porta Pia l’Italia pose fine al potere temporale dei papi, che per mezzo del loro rappresentante di allora, Pio IX, reagirono malissimo e vietarono ai cattolici di partecipare alla politica italiana.

L’allora capo del governo Mussolini però aveva (ancora) bisogno di legittimare il fascismo in punto di diritto e consenso, soprattutto per accedere al serbatoio delle associazioni cattoliche giovanili e farne un “balillificio”. Perciò promosse e stipulò i Patti del Concordato con cui Chiesa e Regno d’Italia mettevano a contratto i reciproci rapporti.

Concordato Vaticano-Italia, il Dl Zan e la revisione del 1984

Il Concordato venne poi sottoposto a conferma e revisione nel 1984, quando Bettino Craxi e il cardinale Casaroli rinnovarono l’impegno e ne modellarono l’impalcatura alle mutate circostanze storiche.

Insomma, il sunto spiccio è che ci sono cose in cui per legge e non per velleità “invasive” la Chiesa può mettere il naso nelle faccende dello Stato. E perché questa facoltà è stata esercitata a proposito del Dl Zan? Qui la faccenda si fa complicata e in aiuto arriva una “rinfrescata” su cosa disciplina il disegno di legge contro l’omotransfobia. Il Ddl voluto dal dem Alessandro Zan prevede la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a seimila euro nei confronti di chi commette o istiga ad atti di discriminazione. Inoltre prevede anche il carcere da 6 mesi a 4 anni nei confronti di chi istiga o commette violenza: poi, e qui lo snodo giuridico cruciale, prevede l’esercizio dell’azione penale per chi partecipa a organizzazioni che incitano a discriminazione o violenza. Il testo annovera dieci articoli con l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili.

Concordato Vaticano-Italia, il Dl Zan viola il “diritto di discriminare”

In buona sostanza e per metterla giù bruta il Vaticano ritiene che il Dl Zan “discrimini il suo diritto a discriminare”, e siccome quel diritto è sancito da una legge precedente e prevalente (Il Concordato) quella successiva (Il Dl Zan) scardinerebbe spirito e legiferato del ‘29 e la conferma dell’84. Ma in quali punti si sostanzierebbe questo peloso paradosso giuridico? Nell’articolo 2 ed ai commi 1 e 3 della versione revisionata del Concordato del 1984. Leggiamo: “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica“.

Concordato Vaticano-Italia, quali commi viola il Dl Zan

Poi il comma 3 che garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ora, dato per assunto che per sua impalcatura etica (discutibile) e per Diritto di Stato Sovrano (inattaccabile) il Vaticano fa un punto di orgoglio ed azione normativa manifestare il pensiero, per singole o associate istanze, secondo criteri che non sono proprio aderenti ed afferenti con la condanna dell’omotransfobia, una legge che vieta la manifestazione di quei sentimenti in realtà vieta al Vaticano di esercitare un diritto sancito da una legge, quella scaturita dall’accordo di Villa Madama, quando Stato e Chiesa “rinnovarono i voti” della pace fatta nel 1929.

Concordato Vaticano-Italia, il Dl Zan, le scuole e la Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia

E sulla scorta di questo principio il Vaticano critica anche un altro effetto del Dl Zan: quello per cui le scuole private non sono esentate dal partecipare alla istituita Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia. Le scuole cattoliche sono private e il Vaticano non vuole che i suoi spot didattici celebrino una cosa che proprio in forza della la sua mistica didattica ritiene che non sia affatto faccenda da festeggiare.

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