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Covid, Massimo Galli: “Vado in pensione ma resterò in trincea, ho un romanzo nel cassetto”

I ricordi di una vita in trincea e lo sguardo al futuro: la lunga intervista al professor Galli che ha annunciato di andare in pensione

Galli

L’annuncio arriva in diretta tv: “Andrò in pensione”. A parlare è una delle voci più ascoltate durante la pandemia, il professor Massimo Galli.

Covid, Galli: “Vado in pensione”

Il primo novembre vado in pensione“: così il professor Massimo Galli ha annunciato in tv che ha deciso di appendere camice e stetoscopio al chiodo.

Settant’anni compiuti, e gli ultimi mesi in cui ricoprirà il ruolo di primario di Malattie infettive al Sacco di Milano. “Il telefono suona in continuazione, ma a 70 anni i professori universitari devono lasciare” ha spiegato il virologo al Corriere della Sera. L’intenzione, però,  quella di restare nel mondo che da anni gli appartiene: “Non abbandono la trincea. Noi medici, assieme ai magistrati, siamo quel genere di persone che non vorrebbero mai andare.

Però a Milano si dice: “Zucche e meloni alla loro stagione”. E dietro di me c’è chi merita di prendere questo posto”.

Il professor Galli va in pensione: “La pandemia lascia cicatrici”

Il professor Massimo Galli ha ripercorso una vita dedicata allo studio e, negli ultimi mesi, alla lotta contro il virus. “Il mio mestiere impone di indossare la corazza. Ma questa pandemia lascia cicatrici. Ci sono lutti difficili da dimenticare -commenta-.

Se rivivo la galleria dei ritratti dei lutti, mi tornano in mente tanti amici che ho visto morire di Aids. Gran parte della mia vita professionale l’ho passata a cercare una cura che frenasse quella malattia” racconta Galli. 

Galli va in pensione, ma quando finirà la pandemia?

C’è spazio per i ricordi, nell’intervista rilasciata al Corriere, am anche per guardare al futuro. E il punto centrale è: quando finirà la pandemia? “Penso che il Covid verrà derubricato.

Anthony Fauci parla della prossima primavera. Ma serve non perdere il ritmo della campagna vaccinale -commenta il virologo-. E da questo punto di vista devo dire che in Italia abbiamo fatto meglio di tanti altri. Non sono mai stato pessimista da questo punto di vista. Ero preoccupato dalle dosi a nostra disposizione“. E riguardando al passato, Massimo Galli commenta quello che definisce il suo più grande errore: “Il 20 febbraio del 2020 ero speranzoso che l’avremmo scampata, che il virus avrebbe girato largo: ragionavo sui paramenti della Sars. Mi guardavo allo specchio e mi chiedevo come avrei potuto chiedere alla politica di fermare tutto e adottare misure restrittive”. E c’è qualcosa che Galli rifarebbe: “A maggio gridavo che stavamo togliendo le restrizioni troppo presto. Penso che abbiamo aperto in una finestra fortunata. Ci è andata di lusso, se la variante Delta fosse arrivata un pelo prima sarebbe stato un altro disastro“.

Galli va in pensione, l’eredità che ci ha lasciato il Covid

Il Covid, secondo Massimo Galli, ci lascerà una grande eredità. “Un’epidemia così mancava da un secolo: ha sottolineato la precarietà della vita umana. È come se la gente pensasse che con la tecnologia la medicina avrebbe potuto salvarci da tutto che avremmo vissuto sempre a lungo felici e contenti. Invece i giovani d’oggi la racconteranno ai loro nipoti -commenta Galli-. Sperando che la memoria li aiuti a costruire un sistema sanitario con le spalle abbastanza larghe ad evitare che una cosa del genere si ripeta troppo presto“.

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