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Silvia Romano, la polizia: "Siamo vicini ai rapitori"

Silvia Romano

"Attendiamo buone notizie su Silvia Romano nelle prossime 48-72 ore", ha rassicurato il capo della polizia costiera e delle operazioni di ricerca

Si continua a sperare affinché sia fatta presto giustizia per Silvia Romano.

E’ salita su quel volo per il Kenya con tanta energia e gioia nel cuore, forse anche con un pizzico di ingenuità. Mossa da un desiderio sincero e profondo, così ammirevole e speciale, è partita alla volta dell’Africa per aiutare i più bisognosi. Ma la sua avventura si è trasformata in un incubo.

Nel frattempo proseguono le indagini sul rapimento di Silvia, sequestrata il 20 novembre scorso nel villaggio di Chakama.

Ultime notizie incoraggianti arrivano dalla polizia locale che afferma di essere molto vicina ai rapitori di Silvia. “Ci stiamo avvicinando. Tutto indica che abbiamo quasi raggiunto i rapitori”. Così ha rassicurato il comandante regionale della polizia Noah Mwivanda, intervistato dalla televisione Ntv in un servizio pubblicato su Youtube. La polizia del Kenya ha ribadito di aspettarsi di ritrovare la volontaria milanese ancora viva.

Tuttavia, emergono poche novità dal lavoro d’investigazione.

E’ accertato che i quattro rapitori e il loro quinto complice volevano i soldi, pochi e subito. Ma mentre Silvia non li aveva. Urlava e piangeva disperata, chiedendo aiuto agli abitanti di Chakama, mentre questi tentavano di liberarla a colpi di panga e la banda invece sparava sulla gente. Così è nata la decisione di portarla via.

Le ultime ricerche di Silvia Romano

Il comandante della polizia costiera e capo delle operazioni di ricerca si è detto ottimista su Silvia Costanza Romano.

“Attendiamo buone notizie nelle prossime 48-72 ore”, ha dichiarato. In precedenza era stato chiarito il ruolo degli Al Shabaab nel rapimento, i qaedisti della Somalia, che hanno commissionato il rapimento di Silvia Costanza Romano. “Qui siamo tutti ottimisti”, hanno fatto sapere dal Kenya. Nel campo base di Garsen, verso il confine somalo, alle porte delle grandi foreste dove si pensa che la ragazza milanese sia tenuta nascosta, fra i 100-150 uomini delle operazioni c’è un po’ d’agitazione.

Gabriel Ibaya, 45 anni, è un ufficiale dei corpi speciali kenyani e parla un italiano pasticciato, ha lavorato negli alberghi della costa come cuoco. Ai giornalisti ha raccontato quel che lui ha capito finora di questo sequestro: “Quel giorno, la ragazza è scappata con Al Shabaab. Loro hanno spiegato ai rapitori: per favore, fate questo lavoro, così poi noi vi paghiamo”.

Un sequestro su commissione, per conto dei terroristi islamici, stando alle dichiarazioni di Ibaya. “Sì, perché loro controllano tutta questa zona. Io non vivo qui, ma conosco quest’area perché ci ho lavorato cinque anni. E qua sono tutti con Al Shabaab. Il racconto è un po’ confuso, ma il soldato Gabriel ribadisce “sono stati Al Shabaab”. A Chakama, l’idea che siano stati gli Shabaab somali non convince. E nemmeno gli investigatori sembrano crederci, almeno nelle dichiarazioni ufficiali. “Se fossero stati estremisti islamici, avrebbero potuto fare una strage e uccidere chiunque. Bastava tirare buona bomba nella guest house di fronte”, quella dove i sequestratori hanno dormito prima d’entrare in azione. E’ questa la considerazione rilasciata da James, testimone del drammatico rapimento di Silvia.