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Scuola, proposto il divieto di utilizzare i telefoni in classe

Si tratta di un divieto per studenti e professori rientrante nell'idea di reintrodurre l'educazione civica a scuola. La maggioranza è favorevole.

divieto cellulari a scuola
divieto cellulari a scuola

Dalla Camera arriva la proposta di vietare l’utilizzo di cellulari e altri dispositivi elettronico-digitali a scuola durante le ore didattiche. Un divieto già presente in Francia, ma che trova anche pareri contrari, come quello di Valeria Fedeli: “Lo smartphone è uno strumento didattico”.

Proposto il divieto di utilizzare i cellulari a scuola

Vietato, “salvo casi particolari specifici, l’utilizzo del cellulare e di altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica”. E’ quanto proposto giovedì 24 gennaio 2019 dalla Commissione cultura della Camera. Si tratterrebbe di una misura di educazione civica che – come spiegato da Il Messaggero – coinvolgerebbe anche i professori: nella proposta, i cellulari devono essere lasciati in presidenza e per le chiamate d’emergenza bisogna far riferimento alla segreteria. Ora sembra una richiesta assurda, ma è quanto era normale e scontato fino a qualche anno fa.

E’ una proposta portata avanti dal leghista Massimiliano Capitanio, integrata con altri due testi, uno di Giorgia Latini (Lega) e l’altro dell’ex ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini (Forza Italia), la quale specifica che occorre trasferire ai giovani “un insieme di regole di convivenza e di rispetto dell’altro, in funzione di prevenzione e di contrasto di condotte suscettibili di degenerare in bullismo e cyberbullismo”. Il divieto proposto da Capitanio in Francia esiste già. Nelle scuole elementari e medie, gli studenti non possono utilizzare il proprio smartphone neanche nelle pause tra una lezione e l’altra. Benchè non è ancora legge, alla proposta sarebbe favorevole la maggioranza.

Cellulare: uno strumento didattico

Da una parte il divieto, dall’altra la necessità di sensibilizzare gli alunni “su diritti e doveri connessi all’uso di Internet e degli altri strumenti digitali”.

L’ex ministro del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, aveva spiegato: “Lo smartphone è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet”. Come riporta La Repubblica, per la Fedeli, il telefono doveva diventare uno strumento didattico al pari del manuale di storia. Le varie proposte per la reintroduzione dell’educazione civica presso le scuole primarie e secondarie verranno discusse a febbraio, ma si inizia a chiedere uno stanziamento dei fondi: “Per tali attività è autorizzata una spesa di 2 milioni per il 2019 e di 5 milioni annui per il 2020 mentre lo stanziamento del Fondo per il 2021 ammonta a 26 milioni”, fa sapere Capitanio.

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