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Denise Pipitone, parla mamma Piera: “Mia figlia è ancora viva”

A 15 anni dalla scomparsa della piccola Denise i genitori rompono il silenzio. La mamma Piera: "Sappiamo cos'è successo a nostra figlia".

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Piera Maggio, la madre della piccola Denise Pipitone, sarebbe tornata a parlare della figlia, scomparsa nel lontano 2004. “Ormai sono passati quattordici anni dal sequestro della nostra bambina, ma nulla è cambiato – le parole della donna riportate dal portale Velvet Gossip -. La mancanza di verità e giustizia permane nel tempo. Chi sono i colpevoli del rapimento di Denise? Su questo non abbiamo dubbi, senza dover aggiungere altro… Noi genitori meritiamo e pretendiamo delle risposte certe e concrete dalla giustizia italiana, i bambini non spariscono nel nulla! Rimaniamo in attesa, impantanati dentro delle verità nascoste, dietro l’omertà e la codardia di alcuni“.

I dubbi di mamma Piera

“Non avremo mai pace finché non ci sarà giustizia e verità, tanto meno l’avranno i responsabili – continua la dichiarazione di Piera -.

Ai mostri che vigliaccamente si sono macchiati di tale gesto, auguriamo che tutto il male procurato come un boomerang gli torni contro. I bambini non si toccano! Noi non molleremo e continueremo sempre a cercare Denise, figlia nostra e dell’Italia intera”. Nonostante la sentenza di assoluzione definitiva di Jessica Pulizzi, principale sospettata del rapimento della bambina, i genitori di Denise non si sono mai arresi e da 14 anni ormai continuano ad indagare sulla misteriosa scomparsa della loro piccola, senza tralasciare nessun indizio emerso dalle indagini degli inquirenti.

L’impronta di una manina

A muovere Piera è la determinazione di una madre che cerca la verità su quanto accaduto. E così si torna a parlare di quell’impronta di una manina rinvenuta sul vetro dell’auto di un altro sospettato “Non sappiamo se appartiene a Denise o a qualcun altro – sarebbero state le parole della mamma -, ma potremmo scoprirlo se fosse ancora possibile confrontarla con una impronta di Denise.

Oppure si potrebbe estrapolare il Dna e compararlo con quello di Denise”. Secondo quanto riferisce il Messaggero in un articolo datato 20 settembre 2018 i legali della famiglia Pipitone sarebbero tornati ad analizzare le dichiarazioni di tutti i testimoni intervenuti nel processo a Jessica Pulizzi nel tentativo di rimettere ordine alle complicate indagini degli inquirenti.

In particolare, spiega l’articolo, andrebbero riesaminate le testimonianze di due donne: quella della vicina di casa Anna Corona, ai tempi moglie di Pietro Pulizzi, e di una collega della stessa. Attorno alle loro dichiarazioni ruota il primo punto oscuro delle indagini: all’indomani della scomparsa di Denise i carabinieri effettuarono un sopralluogo in un’abitazione, ritenendola la casa di Anna Corona e delle due figlie Jessica e Alice Pulizzi, che si rivelò poi essere quella della vicina, Giacoma Pisciotta.

Inoltre, una collega della Corona dichiarò che al momento della scomparsa di Denise la donna si trovava al lavoro con lei. Nelle sue parole però molte erano state le contraddizioni riscontrate, a partire dall’ora in cui Anna Corona avrebbe lasciato il posto di lavoro. Possibile che la Pisciotta non si sia resa conto che i carabinieri avrebbero voluto controllare la casa di Anna Corona e non la sua? E ancora, perché la collega della Corona avrebbe dovuto mentire agli inquirenti? Che abbia voluto coprirla?

Il mistero delle intercettazioni

Tutte domande che ancora non trovano una risposta. Così come il giallo nato attorno ad alcune intercettazioni. Si tratta di una conversazioni carpite dagli inquirenti alla prima famiglia di Piluzzi. In una si sente la figlia Jessica dire alla madre, Anna Corona: «Io a casa c’à purtai» (Io a casa gliela portai). Secondo l’accusa, le parole sarebbero riferite a Denise, portata da Jessica a casa del padre per avere da lui la conferma che la bimba fosse davvero sua figlia. Non trovandolo la ragazza avrebbe poi consegnato la bambina a qualcun altro. Ci sarebbe poi una seconda misteriosa intercettazione, questa volta della sorella minore di Jessica, Alice: “Quannu eramu ’n casa, a mamma ha ucciso Denise”. Una tragica dichiarazione poi invalidata dagli inquirenti perché, a detta della testimone, disturbata e mal interpretata. Infine, c’é l’ultima intercettazione su cui, stando anche ai genitori di Denise, bisognerebbe tornare a indagare. A parlare questa volta sono tre uomini, pochi giorni dopo la sparizione di Denise: “Vai a prendere Denise, ma dove la devi portare? Peppe cosa ti ha detto?” dicono le voci, mai identificate, registrate da una cimice della polizia. Molti elementi continuano dunque a tormentare mamma Piera che si dice però pronta a continuare la sua battaglia per la verità.


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