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Coronavirus in Italia: perché ci sono così tante persone contagiate

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Rispetto a tutti gli altri stati europei, in Italia il coronavirus ha avuto picchi di contagio: gli scienziati hanno provato a spiegare perché.

Coronavirus Italia perchè

La rapida diffusione del coronavirus nel nord Italia, che in sole 48 ore ha fatto registrare oltre 50 contagi, ha lasciato tutti sbalorditi e i più si sono chiesti il perché di un così veloce propagarsi. Gli esperti hanno tentato di spiegarne i motivi.

Coronavirus in Italia: perché così velocemente

Uno dei primi a intervenire è stato il commissario all’emergenza Angelo Borrelli, che ha spiegato come i sanitari non erano a conoscenza dei contagi e dunque non hanno riconosciuto immediatamente i sintomi del virus. Il cosiddetto paziente 1 ha infatti scoperto di avere l’infezione soltanto giorni dopo essersi recato in Pronto Soccorso, dove ha fatto in tempo a contagiare almeno 5 tra medici e infermieri.

Stessa cosa è successa all’ospedale di Dolo in Veneto. Il pensionato qui ricoverato da giorni ha trasmesso il virus a medico, infermiere e operatore sanitario che lo hanno seguito nella degenza.

Questo perché appunto non si era consapevoli del fatto che avesse contratto l’infezione.

Borrelli ha comunque sottolineato che non si è trattato di una colpa dei medici quanto di una difficoltà a distinguere i sintomi del coronavirus da quelli di una normale influenza. Così, non sapendo di avere il virus, gli infetti hanno continuato ad avere contatti con amici e familiari contagiandoli inconsciamente.

In più, fino a quando non si è scoperta la positività del 38enne di Codogno, il virus non era circolante in Italia. “Le manifestazioni cliniche dei ricoverati erano quelle dell’influenza. Non si è pensato al coronavirus semplicemente perché in Italia non era mai stato segnalato se non per i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani“, ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco.

Per le influenze poi non vi sono particolari protocolli di sicurezza per medici e infermieri. Per cui, non riconoscendo il coronavirus, questi hanno avuto diversi contatti con gli infetti così come con i loro parenti scoprendo soltanto poi di essere anch’essi contagiati.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Franco Weisz

In pratica c’erano stati 2 casi di coronavirus a Roma,in televisione sui giornali e in rete non si parlava d’altro e a nessuno in ospedale è venuto in mente di dare un ‘ occhiata perché non c’erano i sintomi caratteristici(ma quali?).Temo che stavolta Conte abbia ragione il sistema Lombardia si è comprtato come uno scolabrodo


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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