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Coronavirus, a Vo’ Euganeo sono tutti guariti: gli ultimi positivi non hanno sintomi

L''incubo coronavirus è finto a Vo' Euganeo: tutti i pazienti sono guariti e quelli ancora positivi non presentano alcun sintomo.

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Era il 21 febbraio quando si registrava la prima vittima italiana per coronavirus a Vo’ Euganeo: Adriano Trevisan moriva in un piccolo paesino del padovano. A 53 giorni di distanza, però, l’incubo è finito. Tutti i pazienti di Vo’ Euganeo sono guariti e quelli che sono ancora positivi non presentano alcun sintomo.

Una vittoria che fa ben sperare e che arriva nel momento in cui il Paese guada verso la fase due di ripresa.

Andrea Crisanti ha dato una plausibile spiegazione al quadro positivo: “Degli 87 abitanti che hanno contratto il virus, tre sono deceduti e 75 sono guariti, nel senso che le analisi ora hanno escluso la loro positività al Covid 19. Infine, anche i restanti nove sono tutti asintomatici: stanno solo aspettando di negativizzarsi”.

Coronavirus, a Vo’Euganeo tutti guariti

Non ci sono più malati“, ha annunciato il sindaco di Vo’ Euganeo Giuliano Martini: i pazienti contagiati dal coronavirus sono guariti. Quelli ancora positivi, invece, non presentano alcun sintomo.”L’ultimo ricoverato – ha aggiunto il primo cittadino -, un mio carissimo amico, è stato dimesso la scorsa settimana.

Sono andato a trovarlo e ci ho parlato: lui alla finestra, io dalla strada. Mi ha detto che ora anche il suo tampone è negativo”.

Sono orgoglioso dei miei compaesani“, ha proseguito ancora il sindaco di Vo’. “Hanno rispettato le restrizioni rimanendo in casa anche quando, nei primi giorni, il resto d’Italia ancora poteva spostarsi liberamente.

Il fatto che da giorni non ci siano nuovi contagi, è la dimostrazione che la distanza sociale è l’unica misura efficace“.

Il prezzo da pagare, in questo lungo periodo di emergenza, è alto: “Le attività economiche sono quasi tutte ferme – ha concluso Martini – e neppure la vendita del vino, che è il principale motore di questo territorio, sembra voler ripartire. Ora che non ci sono più persone malate, la preoccupazione è per le ricadute sociali“.

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