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“Perché i ragazzi si possono vedere in pizzeria e non a scuola?”

Mariella Carlotti, preside del San Niccolò di Prato, si sfoga in una lettera aperta.

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Scuola, la lettera sfogo della preside di Prato

Perché i ragazzi possono riunirsi in pizzeria ma non a scuola? Inizia così la lettera-sfogo di una preside della scuola Conservatorio San Niccolò di Prato, Mariella Carlotti, indirizzata al Corriere della Sera. La dirigente, infatti, trova fortemente ingiusto il trattamento riservato ai ragazzi che sono stati impediti al rientro in classe in seguito al lockdown da Coronavirus.

E così la dirigente toscana evidenzia: “Sono reduce da un dialogo con i miei alunni delle classi terze della mia Scuola Secondaria di primo grado spiega la dirigente del San Niccolò di Prato -. Da lunedì 8 giugno discuteranno con i loro docenti l’elaborato che hanno presentato. Lo faranno in camera loro, davanti a uno schermo. Poi spegneranno il pc, usciranno con i loro compagni, andranno ovunque, al bar, al parco, in pizzeria.

Ma c’è un posto in cui non potranno entrare, neanche uno alla volta: la loro scuola”.

Scuola, la lettera sfogo della Preside

È uno sfogo amaro quello della Carlotti che racconta come è stato affrontato il periodo scolastico dai suoi studenti: “Noi abbiamo vissuto in questo periodo nella mia scuola un momento per tanti versi esaltante: la realtà, che ha fatto irruzione in modo inopinato e inopinabile, nelle nostre vite e nelle nostre aule, ci ha ‘costretto’ a un ripensamento educativo, a una creatività didattica e ad una intensificazione del dialogo tra noi docenti che forse niente avrebbe potuto ottenere in modo così rapido e potente”.

La preside riporta nella lettera come aver assecondato: “Questo dato, senza sterili lamentele, ci ha fatto compiere un cammino umano e professionale i cui primi beneficiari sono stati i nostri allievi. Sembra strano dirlo, ma io sono contenta di questi tre mesi per tutto quello che ho visto fiorire nei docenti e nei discenti. Tutto questo mi ha reso ancora più consapevole del valore enorme che la scuola ha, del bisogno che i nostri bambini e adolescenti hanno di un luogo che educhi la loro ragione, permetta alla loro umanità di crescere e di fiorire”.

“Cosa c’è di più importante?”

E grazie al Coronavirus, forse, in molti hanno preso coscienza dell’importanza sociale che rappresenta la scuola: “Forse mai come in questo momento, tanti hanno preso coscienza dell’importanza della scuola: è accaduto a tanti bambini e ragazzi, ma anche a tanti genitori. Perché questa sensibilità sembra così estranea alla nostra classe politica? Quale emergenza più grave ha un Paese se non quella dell’educazione dei suoi figli?”.

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