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Al pronto soccorso per infarto: è positiva e i reparti la rifiutano

Una donna si è recata al pronto soccorso per un infarto, ma non è stata ricoverata perché è risultata positiva al Covid.

Ospedale
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Una donna è andata al pronto soccorso per un infarto, ma è stata rifiutata dai reparti perché risultata positiva al Coronavirus. La salute di un paziente che ha un infarto del miocardio dipende dalla tempestività dell’intervento dei medici, eppure la donna ha dovuto aspettare molto tempo, compreso un trasferimento, per essere curata.

Positiva al pronto soccorso per infarto

A causa della pandemia non c’è stata la giusta tempestività di intervento per una donna colpita da un infarto. La storia arriva dalla provincia di Pordenone. Una donna di 40 anni è finita al pronto soccorso con i sintomi di un infarto, ma è finita nei meandri delle procedure Covid, rischiando la vita.

La paziente era lucida e cosciente e quando ha provato un forte dolore al petto e al braccio ha capito subito che stava accadendo qualcosa. La procedura degli accessi in Pronto soccorso, però, si basa soprattutto sul Coronavirus, per cui è immediatamente scattato il tampone, che è risultato positivo. Da qui è iniziato il calvario della donna. La paziente era completamente asintomatica, ma positiva al test. Le procedure, quindi, si sono messe subito in moto e, anche se stava avendo un infarto è stata rifiutata dai reparti per il rischio di contagiare altri pazienti.

Dal pronto soccorso sono partite le telefonate ad un reparto, poi un’altro, ma niente da fare, il suo tampone positivo bloccava il trasferimento nonostante l’infarto in corso.

La donna si è recata al pronto soccorso alle quattro del mattino ed è rimasta ore in attesa. La squadra del reparto la teneva monitorata, ma aveva comunque un infarto per cui doveva essere trasferita al più presto. Intanto, si è fatto pomeriggio e finalmente la donna è stata trasportata a Pordenone nel reparto di terapia intensiva. Ora la donna sta meglio, anche se è ancora sotto controllo e sotto terapia. Fortunatamente, nonostante il disagio di ore di attesa, tutto è finito per il meglio. Ma questa è sicuramente una testimonianza di come la pandemia sta completamente monopolizzando gli ospedali, tanto da rendere difficile la cura di altre patologie.

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it


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Chiara Nava

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it

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