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Omicidio Gucci, parla Patrizia Reggiani: “L’ho fatto uccidere per stizza”

Patrizia Reggiani racconta le motivazioni che l'hanno portata a ordinare l'omicidio dell'ex marito Maurizio Gucci, ucciso a Milano nel 1995.

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“Nessun odio. Io non odiavo Maurizio. Non l’ho mai odiato. È stata stizza, la mia. Mi stizziva”, con queste parole Patrizia Reggiani descrive le motivazioni che l’hanno portata a ordinare l’omicidio dell’allora ex marito Maurizio Gucci in un’intervista rilasciata a Sette, il settimanale del Corriere della Sera.

La donna ha ripercorso gli anni del matrimonio con l’erede dell’omonima casa di moda, fino al divorzio e alla successiva decisione di porre fine alla vita di Gucci il 27 marzo del 1995.

Omicidio Gucci, parla Patrizia Reggiani

Nel raccontare di come il rapporto con Gucci è iniziato a degradare, Reggiani accusa alcuni amici del marito di aver tramato contro di lei: “Siamo stati una bella coppia. Fin quando si sono messi in mezzo dei suoi amici.

Hanno fatto gruppo contro di me e lì è iniziata la rovina. Una costante opera di isolamento”. Tutto ciò fino al punto di indurla a decidere di uccidere l’ex marito (i due avevano infatti divorziato nel 1992) per stizza come dice lei: “Andavo dal salumaio e domandavo se conoscesse qualcuno che ammazzava la gente. Pensare che anni prima, avevano assassinato un conoscente di Maurizio e ci trovammo a parlarne. Eravamo alle Galapagos.

Io ripetevo – e non mentivo – che non ne sarei mai stata capace. Mai”.

“Quando la governante mi avvisò dell’arrivo degli agenti, questi dissero che sarei finita in carcere ma per poche ore. Due, tre giorni al massimo e tornavo a casa”. Patrizia Reggiani venne poi condannata a 26 anni di carcere, dei quali ne trascorse in cella solo 20 per poi uscire da San Vittore nel 2017. L’esperienza della detenzione viene raccontata da Reggiani con le seguenti parole: Quando ho iniziato a usufruire dei permessi premio, non vedevo l’ora di tornare in cella.

Stare fuori mi spaventava. Mi spaventavano, come dire, le molteplici complicazioni nella gestione della mia esistenza successive alla cattura e alla detenzione… Dentro, in prigione, mi sentivo al sicuro”.

In merito al film ispirato all’omicidio Gucci attualmente in lavorazione, la donna afferma di non essere stata contattata da nessuno della produzione: Avevano cercato mia mamma, ma con me non si sono fatti vivi, non hanno mandato nulla… Vedrò lo stesso il film, spero nei cinema finalmente riaperti”.

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