Negli ultimi mesi la intelligenza artificiale è passata da semplice gadget a vero strumento di criminalità digitale. Non è più solo una questione di phishing via email: la capacità di ricreare la voce di un familiare o di un dirigente sta trasformando le truffe in un gioco di inganno quasi impeccabile. Il fenomeno ha superato di gran lunga il profilo tradizionale dell’anziano vulnerabile, coinvolgendo giovani laureati, professionisti e manager.
In questo contesto, i malintenzionati sfruttano algoritmi di deep-learning per produrre messaggi vocali e telefonate così realistici da rendere difficile, anche a orecchio esperto, distinguere l’originale dal clone.
Frodi vocali in Italia: dati allarmanti
Secondo la Polizia Postale nel solo anno più recente le truffe informatiche hanno sottratto ai cittadini più di 269 milioni di euro.
Parallelamente, l’Osservatorio Cyber ha rilevato un balzo del 1.300 % nei tentativi di frode basati su audio sintetico o deep-fake. La crescita non è episodica: le violazioni interessano famiglie, imprese e organizzazioni pubbliche, dimostrando come la clonazione della voce sia diventata una tecnica operante su larga scala. I criminali, infatti, non hanno più bisogno di costosi software: bastano pochi secondi di registrazione presi da social media per costruire un modello vocale capace di generare messaggi e telefonate indistinguibili dal reale interlocutore.
Dichiarazioni degli esperti: Iorio De Marco e Silvestri
L’avvocato Giancarlo Iorio De Marco titolare dello studio legale Iorio De Marco, ha osservato che “L’intelligenza artificiale è diventata sempre più performante non solo nel clonare le voci, ma anche nello scoprire password per accedere alle email di privati e aziende”. Iorio De Marco ha evidenziato un incremento “incredibile” dei casi gestiti dal suo studio nell’ultimo anno, sottolineando che i truffatori “conoscono i punti deboli delle persone che chiamano e riescono a colpire in modo chirurgico”. Aggiunge che gli aggressori sanno anche quali siano gli orari più favorevoli per attacchi a imprese, sfruttando momenti di alta liquidità per indurre bonifici verso conti esteri.
Il Stefano Silvestri ha sottolineato una tendenza globale: “Gli ultimi casi ci dicono che non è più vero che solo gli anziani siano bersaglio”. Citando l’Internet Crime Complaint Center dell’FBI, segnala che negli Stati Uniti le denunce di crimini informatici da parte di persone under 20 sono aumentate del 74 % in un solo anno. Silvestri avverte che chi è cresciuto online tende a sentirsi più sicuro, ma questa sicurezza è illusoria quando gli strumenti di AI diventano sempre più convincenti.
Denuncia rapida: l’unica difesa efficace
Secondo Iorio De Marco, la rapidità nella denuncia è cruciale. “Altre volte i truffatori, dopo aver carpito la fiducia delle vittime, le convincono che i soldi sul conto siano a rischio e le guidano in false procedure di sicurezza”. In realtà i bonifici finiscono su conti esteri controllati dai criminali, rendendo difficile il recupero. Un intervento tempestivo aumenta le probabilità di bloccare i movimenti anomali, poiché gli operatori bancari possono reagire prima che il truffatore abbia occultato le tracce.
