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Daniel Ortega e Rosario Murillo rafforzano il potere in Nicaragua

Daniel Ortega e Rosario Murillo rafforzano il potere in Nicaragua

Il Nicaragua sta vivendo un momento cruciale con le recenti riforme costituzionali che stanno modificando il sistema politico. Scopri di più su come queste decisioni stanno influenzando il futuro del paese.

Il Nicaragua si trova al centro di un intenso dibattito politico a seguito delle recenti riforme costituzionali approvate dal Parlamento. Queste modifiche, sostenute dai copresidenti Daniel Ortega e Rosario Murillo, stanno profondamente cambiando il panorama politico del paese.

Le nuove leggi vietano ai partiti di opposizione di partecipare alle elezioni e allungano il mandato presidenziale da sei a sette anni.

Inoltre, la durata dei mandati di deputati, sindaci e altri funzionari eletti, nonché dei vertici dell’Esercito e della Polizia, è stata estesa. Le prossime elezioni presidenziali sono state posticipate al 2028, mentre le amministrative si terranno nel 2029.

Le dichiarazioni di Daniel Ortega

Il 19 luglio, Daniel Ortega ha dichiarato che in Nicaragua non ci saranno più elezioni.

Questa affermazione ha suscitato preoccupazione a livello internazionale, soprattutto perché Ortega è al potere dal 2007, rendendolo il leader più longevo delle Americhe.

Durante la commemorazione del 47 anniversario della rivoluzione sandinista, Ortega ha affermato: “Aquí no volverá a haber elecciones para que por allí intenten ellos atrapar el Gobierno, atrapar el poder”.

Queste parole hanno intensificato il dibattito sulla continuità democratica nel paese.

La posizione della Chiesa

La chiesa in Nicaragua, attraverso il vescovo esiliato Silvio Báez, ha denunciato l’uso della religione da parte del regime per giustificare il proprio dominio. Báez ha criticato le dictaduras desgastadas che si scudano nella religione per legittimare il loro autoritarismo.

Durante una homilía celebrata a Miami, Báez ha sostenuto che “las dictaduras desgastadas que se escudan hipócritamente en la religión profanan el nombre de Jesús cuando lo invocan desde el poder”. Questa critica coincide con le recenti riforme costituzionali che mirano a escludere l’opposizione dai processi elettorali.

La situazione degli oppositori

La nuova legislazione impedisce a chi ha perso la nazionalità nicaraguense di partecipare alle future elezioni. Questa misura colpisce decine di dirigenti, giornalisti, attivisti e religiosi critici del regime, molti dei quali hanno cercato rifugio all’estero.

Il presidente della Assemblea Nazionale, Gustavo Porras, ha annunciato che il Parlamento voterà il 21 settembre una riforma per escludere dagli scrutini futuri gli oppositori considerati “traidores a la patria”. La riforma dovrà essere approvata in due legislature distinte per entrare in vigore.

Le reazioni internazionali

Le dichiarazioni di Ortega e le recenti riforme hanno suscitato preoccupazione tra vari paesi e organismi internazionali. Costa Rica, Stati Uniti, Panama, Guatemala, Repubblica Dominicana, Chile, Bolivia, Brasile, Perù, Uruguay, l’Unione Europea, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e il segretario generale della OEA, Alberto Ramdin, hanno espresso la loro preoccupazione.

Il tema ha generato grande attenzione a livello internazionale, con molti che mettono in dubbio la legittimità delle recenti decisioni del regime nicaraguense. Le prossime settimane saranno determinanti per il futuro politico del Nicaragua e per lo sviluppo del sistema democratico nel paese.

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