Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è salito sul podio dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York per il suo consueto intervento. Fin dal primo passo dentro l’aula, numerosi diplomatici di delegazioni diverse hanno lasciato il luogo in segno di protesto, lasciando la sala a metà vuota. Il gesto è stato percepito come una chiara opposizione al discorso del leader israeliano e ha rapidamente influito sull’atmosfera della riunione.
Diplomatici in fuga: la sala mezzo vuota
Decine di rappresentanti, tra cui delegati di paesi europei e latinoamericani, si sono allontanati dal podio quando Netanyahu ha iniziato a parlare. Nel frattempo, cori provvisori pro-Palestina si sono levati dal vestibolo dell’edificio, accompagnati da striscioni e da un brusco intervento delle forze di sicurezza che ha portato all’arresto dell’attrice Oscar Susan Sarandon, della vincitrice dell’Emmy Cynthia Nixon, dell’attore Elliot Page e di Hannah Einbinder.
Le autorità hanno giustificato le custodie come necessarie per “prevenire violenze”, ma gli arresti hanno ulteriormente accentuato la tensione.
Le parole di Netanyahu: accusa di codardia, riferimenti militari e numeri
Il premier ha risposto alle dimissioni con una frase che ha fatto il giro del mondo: “Chi ha lasciato l’aula è un codardo morale, se ce ne sono altri se ne vadano subito”.
Ha poi proseguito definendo i delegati “codardi” e sottolineando che “Israele difende anche voi”. In seguito, ha difeso l’attacco all’Iran definendolo “una delle decisioni più facili” e ha sostenuto che, senza quell’azione, “saremmo tutti morti”.
Riferendosi al 7 ottobre, Netanyahu ha dichiarato che i palestinesi hanno ucciso 1.200 israeliani un numero che equivale, a suo dire, a 40 mila americani in proporzione a una popolazione di 10 milioni. Ha aggiunto che si tratta di “16 volte l’11 settembre”, sottolineando il coraggio di Israele che, secondo lui, ha “combattuto come leoni”.
Il discorso ha contenuto poi accuse di “colonialismo” rivolte al Regno Unito e alla Francia, la difesa storica del territorio del Golan citando “gli ebrei presenti fin dai tempi di Mosè” e una dimostrazione di un piccolo “cercapersone” – dispositivo usato in precedenti attacchi contro militanti di Hezbollah – che ha ulteriormente infiammato i toni del dibattito.
Il caso Nerya Leiter: un giovane colpito a Cisgiordania
Nel suo intervento, Netanyahu ha ricordato il drammatico episodio avvenuto due giorni fa presso un checkpoint della Cisgiordania, dove Nerya Leiter riservista e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, è stato ferito gravemente da un attacco. Il giovane, padre di quattro figli, è il fratello di Yechiel Leiter l’ambasciatore, e ricorda anche la morte di un altro fratello, Moshe, colpito tre anni fa mentre bonificava un edificio a Gaza. Netanyahu ha dichiarato che il sacrificio di Nerya “non sarà vano” e ha rinnovato l’impegno a difendere lo Stato.
Risposte civili: dal palco dell’ONU alle strade di New York
Parallelamente al discorso, la città di New York ha ospitato una risposta simbolica: il sindaco Zohran Mamdani ha pubblicato un video in cui pianta un ramo d’ulivo davanti al Gracie Mansion e cena insieme a famiglie palestinesi di Gaza, con la didascalia “che la pace sia il nostro futuro”. Il gesto, privo di parole, ha voluto controbilanciare le accuse di “incitamento alle rivolte” che Netanyahu aveva rivolto a Mamdani.
Nel frattempo, la protesta fuori dall’ONU ha continuato a guadagnare visibilità, con manifestanti che cantano slogan pro-Palestina e chiedono la fine delle ostilità. Le autorità hanno dichiarato che gli arresti sono stati effettuati per ordine pubblico, ma le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’uso eccessivo della forza.
Il clima di tensione ha evidenziato come il dibattito internazionale su Israele e Palestina non siano più confinati a parole diplomatiche, ma coinvolgano anche azioni sul territorio, simboli di pace e una frenetica attività mediatica.
