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Elezioni 2026 in Brasile: Lula supera il primo turno e resta al potere

Elezioni 2026 in Brasile: Lula supera il primo turno e resta al potere

Lula si aggiudica la rielezione con il 51,7% dei voti, superando un primo turno sfavorevole contro Flavio Bolsonaro.

Il 26 ottobre 2026 il Brasile ha vissuto una notte storica: Luiz Inácio Lula da Silva ha conquistato il quarto mandato, superando il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, Flavio Bolsonaro, al secondo turno. Il risultato, certificato dal Tribunal Elettorale con il 99,8% dei seggi scrutinati, ha mostrato un punteggio di 51,7% contro 48,3%, ribaltando un primo turno in cui Bolsonaro aveva un vantaggio di poco più di due milioni di voti su quasi 120 milioni di elettori.

La svolta decisiva: da svantaggio a vittoria

Il Partido dos Trabalhadores ha saputo trasformare la marginale differenza di prima tornata in un vero e proprio recupero, puntando soprattutto sugli astanti e sui giovani, che hanno costituito la spina dorsale della campagna elettorale di Lula. Il candidato ha ringraziato apertamente i giovani brasiliani, attribuendo loro il ruolo di “catalizzatori del cambiamento”.

Parallelamente, la sua lista di governo, capitanata dal vice Geraldo Alckmin, ha sottolineato la continuità di politiche sociali come il programma Bolsa Família, che ancora sostiene circa cinquantamilioni di cittadini.

Il caos operativo e le dispute legali sull’orario di voto

Con la chiusura dei seggi prevista per le 17:00 ora di Brasilia, la campagna di Lula ha chiesto una proroga di due ore per consentire a più elettori di esprimere il proprio voto.

Il Tribunal Elettorale inizialmente ha rifiutato la richiesta, ma il giudice della Corte Suprema Cristiano Zanin, ex avvocato del presidente uscente, ha accettato l’estensione fino alle 19:00. Flavio Bolsonaro ha presentato una domanda di proroga indipendente, citando intemperie in Minas Gerais e Rio Grande do Sul, ma senza riferirsi ai blocchi dei trasporti denunciati ad Salvador (Bahia) e nei quartieri popolari di San Paolo.

Blocchi dei trasporti e tensioni sul territorio

Durante le ore finali di voto, i sostenitori di Lula hanno segnalato casi di impedimento alla mobilità: autobus bloccati a Salvador e manovre restrittive nei sobborghi di San Paolo. Il Tribunal Elettorale ha emesso un mandato d’arresto contro l’assessore alla mobilità di Salvador, accusato di violare la libertà di voto. Tali tattiche, denunciate dalla campagna di Lula, hanno alimentato il clima di tensione e hanno spinto la giuria a intervenire per garantire l’accesso universale alle urne.

Un conteggio senza precedenti e le sue implicazioni

Il processo di scrutinio ha subito rallentamenti inusuali: se di solito le urne elettroniche forniscono risultati rapidi, quest’anno molte sialette hanno chiuso prima del previsto, senza alcun protocollo per la riapertura. In alcuni seggi, gli scrutatori hanno ipotizzato l’uso di fogli di carta per annotare i voti, scenario risolto dall’ulteriore sentenza di Zanin, che ha confermato: le urne già chiuse rimangono tali, mentre quelle ancora aperte continuano a registrare i voti. Il Tribunal Superior Elettorale di Brasilia ha iniziato la certificazione dei risultati mentre il voto proseguiva, creando una situazione di sovrapposizione senza precedenti. Dopo il 20% dei seggi consolidati, Bolsonaro ha temporaneamente riconquistato la leadership, per poi cedere nuovamente a Lula quando il 50% dei voti è stato elaborato.

Le sfide future: un Congresso dominato dall’estrema destra

Nonostante la vittoria, il nuovo mandato di Lula si apre su un panorama legislativo ostile: la maggioranza parlamentare è controllata da forze di destra, spesso identificate con il gruppo “boi bala e Bíblia”, radicato nel Centro-Ovest latifondario e in parte nel Nord amazzonico. Il presidente dovrà negoziare con un Congresso poco incline alle sue politiche di spesa pubblica e redistribuzione, rischiando conflitti anche con i mercati finanziari, che avevano reagito positivamente al primo turno di Bolsonaro. Dal punto di vista internazionale, Lula dovrebbe mantenere un orientamento più favorevole verso la Cina, discostandosi dall’allineamento con gli Stati Uniti promosse dall’amministrazione Trump-bolsonarista.

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