Siria minaccia Israele: "Attaccheremo l'aeroporto di Tel Aviv"
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Siria minaccia Israele: “Attaccheremo l’aeroporto di Tel Aviv”
Esteri

Siria minaccia Israele: “Attaccheremo l’aeroporto di Tel Aviv”

La minaccia del rappresentante siriano al Consiglio di Sicurezza: "Potremmo rispondere all'aggressione israeliana attaccando l'aeroporto di Tel Aviv"

Il rappresentate diplomatico siriano alle Nazioni Unite Bashar Ja’afari, nel corso della giornata di martedì 22 gennaio 2018 ha ancora una volta minacciato Israele. Ja’afari ha infatti affermato che di fronte ai ripetuti attacchi condotti da Israele contro la Siria, Damasco potrebbe decidere di contrattaccare. E potrebbe farlo puntando le proprie armi contro l’Aeroporto Internazionale di Tel Aviv, il Ben Gurion.

La riunione del Cds

Parlando di fronte al Consiglio di Sicurezza, il rappresentante diplomatico siriano ha quindi fatto riferimento all’attacco condotto dall’aeronautica israeliana nella giornata di lunedì 21 gennaio 2018. Un attacco sul suolo siriano, diretto contro le forze Quds, unità appartenenti alla Guardia Rivoluzionaria Iraniana, e responsabili delle azioni condotte al di fuori dal paese. Una unità che bypassa il controllo governativo, per fare rapporto direttamente all’Ayatollah Ali Khameney.

L’attacco iraniano dalla Siria verso il Golan

Forze iraniane duramente colpite da Israele, che hanno colpito in ritorsione al lancio di missili iraniani, che, partiti dalla periferia di Damasco, sono stati diretti verso i territori delle Alture del Golan.

Terreni sottratti da Israele alla Siria nel corso dei combattimenti della Guerra dei Sei Giorni, e da allora di fatto unilateralmente annessi dal paese semita.

La risposta israeliana

Insomma, un contrattacco Israeliano, che oltre a dimostrare di essere pronto a rispondere colpo su colpo, tenta ora di impedire una ancora maggiore penetrazione in Siria del nemico iraniano. Ad essere colpiti dai missili israeliani un sito di stoccaggio munizioni situato nei dintorni di Damasco, un sito localizzato presso l’aeroporto Internazionale della capitale, una location utilizzata dall’intelligente iraniana e un campo di addestramento militare.

Un attacco – quello Israeliano – nel quale, secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani sono morte almeno 21 persone. Una cifra che includerebbe almeno 12 membri della Guardia Repubblicana Iraniana. Oltre che almeno quattro militari appartenenti all’esercito di Damasco.

Le parole del rappresentante siriano al Cds

“È ora tempo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fermi le ripetute aggressioni condotte da Israele verso i territori della Repubblica Araba Siriana”.

Queste, stando a quanto diffuso dalla agenzia di stampa governativa SANA, sarebbero state le parole rivolte da Ja’afari al Consiglio. Il diplomatico, dopo aver ricordato i numerosi attacchi compiuti da Israele sul suolo Siriano, ha quindi interpellato i presenti con una velata minaccia: “Mi domando”, afferma il rappresentante siriano, “Se non saremo costretti ad attirare l’attenzione del Consiglio attraverso il ricorso al legittimo principio di autodifesa. Rispondendo quindi alla aggressione israeliana all’aeroporto di Damasco lanciando un attacco contro lo scalo internazionale di Tel Aviv”.

La risposta dell’IDF

Con un comunicato ufficiale un portavoce dell’IDF (Israel Defence Force, l’Esercito Israeliano, Ndr) ha confermato che “Nel corso dell’attacco di lunedì la Siria ha lanciato decine di missili terra aria, nonostante i nostri chiari avvertimenti ad evitare una simile risposta”. “Israele”, registrato l’attacco alle proprie forze aeree, “Ha quindi considerato come obiettivi legittimi le postazioni dalle quali sono stati lanciati tali missili”. Insomma, secondo Gerusalemme, gli attacchi sarebbero “Una ennesima prova delle intenzioni Iraniane, e del tentativo di continuare la propria opera di insediamento in Siria”. E, proprio per questo motivo, “Del pericolo che l’Iran pone per la stabilità regionale”. “Israele”, ha proseguito il portavoce, “Ritiene la Siria come pienamente responsabile di tutte le azioni condotte dall’Iran sul proprio suolo”.


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