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Charlie Hebdo, la Turchia insorge contro la vignetta su Erdogan

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Il presidente Macron è accusato di blasfemia dopo la pubblicazione di una vignetta di Charlie Hebdo con Erdogan come protagonista.

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Il controverso giornale satirico francese Charlie Hebdo mette in copertina, sul numero 1475 del 28 ottobre 2020, una caricatura del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, firmata Alice.

Charlie Hebdo e la vignetta su Erdogan

La vignetta mostra il presidente Erdoğan seduto in poltrona, con indosso soltanto una maglietta e un paio di slip, mentre solleva il lungo e tradizionale velo di una sorridente donna musulmana.

In questo modo, il politico, con espressione ammiccate e lingua penzoloni, lascia completamente esposto e nudo il fondoschiena della donna esclamando «Ouuuh! Le Profète!». Altri elementi che hanno fatto discutere possono essere identificati con la lattina che Erdoğan tiene nella mano destra e con i bicchieri di vino portati dalla donna.

Charlie Hebdo: tensioni tra Ankara e Parigi

Le tensioni che caratterizzano il rapporto tra Francia e Turchia sono ormai note: tuttavia, la nuova copertina pubblicata da Charlie Hebdo aggrava pesantemente una situazione già in bilico.

Dopo la diffusione dell’immagine, si sono susseguite reazioni di malcontento, proposte di sabotaggio e minacce di ritorsione in tutto il mondo musulmano: dai talebani in Pakistan al Quatar, dalla Giordania al Bangladesh. I musulmani asiatici e mediorientali insorgono contro la Francia e contro il presidente Emmanuel Macron, al quale sono state rivolte accuse di blasfemia.

A Macron, infatti, è stata contestata la decisione di tutelare la pubblicazione delle vignette satiriche targate Charlie Hebdo a discapito del profeta Maometto. Nonostante le critiche, però, la posizione del presidente francese resta irremovibile e, dal suo punto di vista, a garanzia della libertà di espressione.

Il presidente Erdoğan

Il presidente della Turchia Erdoğan è una delle voci più autorevoli nella lotta contro l’irriverenza mostrata da Francia e Europa nei confronti dell’Islam.

Denuncia, inoltre, i maltrattamenti subiti dal popolo musulmano, equiparandoli spesso alle sofferenze patite degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Erdoğan ha, per questi motivi, sollecitato la propria nazione a ribellarsi a simili trattamenti boicottando, ad esempio, l’acquisto di prodotti francesi.

Il presidente turco era già stato protagonista di una vignetta apparsa su Twitter che lo raffigurava come un terrorista armato di bomba. La caricatura era stata divulgata tramite l’account di Geert Wilders, esponente di spicco dell’estrema destra populista olandese.

Il post di Wilders ha suscitato una dura reazione nel capo di Stato della Turchia che ha denunciato il politico per oltraggio alla sua carica presso la procura di Ankara. In questa circostanza, l’Olanda ha sminuito l’accaduto e difeso il diritto alla libertà d’espressione che include anche la realizzazione di caricature.

Analogamente all’episodio olandese, l’iniziativa di Charlie Hebdo ha portato il presidente Erdoğan a presentare una nuova querela contro il giornale francese. A tale proposito, Ibrahim Kalin, portavoce del capo di Stato, ha rilasciato un twitt per esprimere la posizione del governo e ribadire la condanna nei confronti della pubblicazione della rivista francese.

La posizione dei Paesi islamici

Le vicende relative alla diffusione di immagini satiriche nei confronti dell’Islam scuotono l’Europa e i Paesi islamici da diversi anni. Tuttavia, la pubblicazione della vignetta con protagonista Erdoğan ha suscitato alcune reazioni diplomatiche. L’Iran, ad esempio, aveva già mosso a Macron l’accusa di incoraggiare l’estremismo ma, dopo l’apparizione della nuova caricatura, ha indetto una riunione con l’ambasciatore francese a Teheran per manifestare amarezza in merito all’accaduto.

La Repubblica islamica, infatti, sostiene che “la libertà di espressione viene usata a Parigi per fomentare l’islamofobia”. In Algeria, invece, l’Alto Consiglio Islamico ha posto l’accento su come la figura di Maometto e il ruolo dell’Islam siano stati fatto oggetto di una “rabbiosa campagna” dissacratoria schermandosi ancora dietro il principio della libertà di espressione.

La protesta musulmana online e in piazza

Le manifestazioni di dissenso islamiche dopo la pubblicazione del nuovo numero di Charlie Hebdo non si sono limitate al mondo online. Al contrario, in Bangladesh, in Quatar, in Kuwait e in Pakistan, migliaia di fedeli si sono riversati in strada sostenendo il bando dei prodotti francesi, già attuato da alcuni supermercati, e dando alle fiamme foto di Emmanuel Macron. A Dacca, capitale del Bangladesh, la folla si è diretta verso l’ambasciata di Parigi ma è stata fermata dalle autorità in prossimità dell’edificio.


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