Da più di 20 mesi le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Unione europea sono segnate da continui contrasti, alimentati dalla posizione di Donald Trump nei confronti dell’Ucraina. Il presidente americano ha ripetutamente attaccato il primo ministro ucraino, Volodymyr Zelenskyy sostenendo che non desidera davvero la fine del conflitto.
Le affermazioni di Trump contro Zelensky e le preoccupazioni europee
Nel dibattito pubblico, Trump ha dichiarato che Zelensky “non vuole la fine della guerra” e ha incolpato il leader ucraino di mettere a repentaglio il mercato globale del diesel tramite attacchi alle raffinerie russe. Il presidente ha inoltre accusato Zelensky di godere di ingenti finanziamenti europei e di un presunto legame con l’ex amministrazione Biden, insinuando che queste risorse lo rendano poco motivato a cercare una soluzione pacifica.
Le parole di Trump hanno spinto gli ufficiali dell’UE a temere che Washington non sia più disposto a esercitare pressione su Mosca per un accordo equo, alimentando un sentimento di isolamento di Kiev all’interno del panorama occidentale.
Impatto delle sanzioni e del mercato del diesel
Il presidente ha inoltre ribadito la sua decisione di congelare le sanzioni contro la Russia, affermando di voler negoziare una pace senza sorprese che possano “spingere la Russia fuori dal tavolo delle trattative“.
Secondo Trump, le operazioni contro le raffinerie di diesel russe, nonostante i danni economici globali, sono una “scelta saggia” perché mantengono i prezzi dei carburanti bassi anche negli Stati Uniti, a vantaggio di agricoltori e imprese. Questa posizione ha suscitato critiche da parte di Washington e dei partner europei, che avvertono un potenziale indebolimento della pressione economica su Mosca.
La proposta di Putin di un vertice trilaterale senza Zelensky
Parallelamente, Vladimir Putin ha avanzato l’idea di un summit a tre, previsto per novembre che includerebbe lui stesso, Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. L’iniziativa, comunicata durante una telefonata del 9 ottobre, esclude deliberatamente Zelensky, provocando subito allarme nei capitali europei. Putin vede nell’evento un’opportunità per “negoziare una fine favorevole al conflitto per Mosca”, ma la mancanza del rappresentante ucraino rende il progetto altamente controverso.
Reazione degli Stati Uniti
Un funzionario senior del governo americano ha precisato che Trump non ha ancora autorizzato formalmente il summit, sebbene il presidente possa considerare l’idea per mantenere una promessa elettorale di porre fine alla guerra. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno avviato una trattativa per l’acquisto di diesel russo, destinato poi alla rivendita sul mercato internazionale, un accordo che, secondo fonti, è stato siglato nella stessa conversazione del 9 ottobre. Questa mossa è stata vista come uno “sbocco diplomatico” volto a mantenere i legami commerciali con Mosca, ma ha ulteriormente complicato le relazioni con l’UE.
Iniziative diplomatiche marginali e il ruolo di Steve Witkoff
Il 20 ottobre, l’imprenditore Steve Witkoff è partito per Mosca con l’incarico di avviare colloqui di pace su proposte concrete, includendo un possibile incontro faccia a faccia tra Putin, Zelensky e Trump. Questo gesto, seppur simbolico, evidenzia il desiderio di Washington di mantenere aperti canali di dialogo, ma al contempo ribadisce la contraddizione interna tra la retorica di Trump e le iniziative diplomatiche pratiche. Alcuni leader europei hanno colto l’occasione per riaccendere il dibattito sulla possibilità di utilizzare le riserve congelate della Russia a tavolo di aiuti per l’Ucraina, concetto finora messo in pausa a causa delle tensioni politiche.
L’Europa osserva con preoccupazione, temendo che un allineamento più stretto tra USA e Russia possa indebolire gli sforzi per una soluzione pacifica e sostenibile del conflitto ucraino.
