Il caso di Garlasco ha ottenuto una rilevanza mediatica senza precedenti nell’ultimo periodo, prima per la posizione di Alberto Stasi ritenuto dai suoi legali innocente e quindi processato ed incarcerato ingiustamente, poi per l’avvento nell’indagine di Andrea Sempio, considerato ora come indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Garlasco ed il circo mediatico senza fine
Il caso di Garlasco ha alimentato una macchina mediatica unica nella recente storia italiana, difatti non si è mai visto un caso di omicidio trattato con così tanto trasporto dall’opinione pubblica.
Televisioni che fanno programmi di approfondimento cercando di ricostruire l’omicidio, prime pagine dei giornali dedicate agli sviluppi processuali, le testimonianze e quanto ne consegue.
In breve un’attenzione quasi asfissiante per un caso che non è ancora stato risolto a distanza di 19 anni e che presenta dal principio delle mancanze talmente gravi da chiedersi se si possa arrivare effettivamente ad una conclusione giusta per il rispetto di Chiara Poggi la vittima e l’unica vera certezza dietro al caso.
Alberto Stasi esce dal carcere in affidamento
Alberto Stasi ha sostenuto l’udienza in carcere per tentare di ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura che gli permetterebbe di uscire dal carcere dove è rinchiuso da 10 anni e 6 mesi.
A suo favore vi sono la proclamazione della propria innocenza e ciò nonostante la permanenza in carcere, l’aver risarcito la famiglia Poggi e la mancata esposizione mediatica dopo la tanto discussa intervista al programma “Le Iene”.
Di qui la decisione di considerare l’affidamento in prova ai servizi sociali. La famiglia Poggi ha commentato questa decisione tramite i propri legali, di seguito vi riportiamo le parole tramite Leggo.it :
“ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente.”
Parole che spiegano come la condanna resti e che l’affidamento sia solo una misura alternativa di pena che egli continua a scontare seppur non più in carcere.
