Gerusalemme, Usa minacciano chi voterà contro di loro
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Gerusalemme, Usa minacciano chi voterà contro di loro

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Gli USA minacciano di prendere i nomi di coloro che sosterranno la mozione contro il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele.

Gli USA minacciano di prendere i nomi di coloro che sosterranno la mozione contro il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele.

Giovedì si terrà il voto Onu contro la risoluzione che riconosce Gerusalemme quale capitale di Israele. Un voto definito pericoloso su una decisione realmente pericolosa. L’ambasciatrice USA all’Onu, Nikki Haley, ha fatto sapere che saranno presi i nomi di coloro che voteranno contro. Coloro che voteranno contro il riconoscimento di Gerusalemme capitale verranno segnalati. La Haley non ha poi mandato un messaggio al vetriolo dal suo account Twitter contro l’assemblea dell’Onu. “L’Onu chiede sempre di fare e dare molto. Così, se prendiamo una decisione, secondo la volontà del popolo americano, su dove ricollocare la nostra ambasciata, non ci aspettiamo di venire presi di mira. Giovedì ci sarà il voto che criticherà la nostra scelta. Gli Stati Uniti prenderanno i nomi” [di coloro che voteranno contro].

Un atteggiamento simile si era già visto durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Per allora l’Egitto aveva presentato una risoluzione sulla decisione di Trump per Gerusalemme capitale.

In quella occasione gli USA si trovarono il voto contrario dei 14 membri del consiglio. Tra di loro vi era anche il voto dell’Italia. La risoluzione egiziana del caso venne bloccata grazie al potere di veto di cui godono gli USA. In quella occasione la Haley definì quella riunione un insulto che non sarebbe stato scordato.

Il voto su Gerusalemme

Per domani è previsto il voto Onu contro la decisione di Trump. Il voto è volto principalmente all’abrogazione dell’atto americano di riconoscimento: l’obiettivo principale è evitare lo scoppio della terza Intifada. Oltre a questo, si spera che con l’abrogazione della decisione si possa normalizzare il volume di violenza crescente e di scontri scoppiati fin dalla decisione del 6 Dicembre scorso. Per ottenere l’approvazione della mozione in Assemblea generale si necessità di una maggioranza di due terzi. Non c’è il diritto di veto in Assemblea. Tuttavia la preoccupazione rimane, anche se il voto dovesse andare bene, poiché quest’organo non esprime pareri giuridicamente vincolanti.

Un caso senza dubbio controverso quello del voto su Gerusalemme.

Non è in gioco solo il riconoscimento della capitale di Israele. Gli USA infatti stanno giocando sul filo del rasoio. La decisione di domani potrebbe infatti significare per loro l’inizio di un lungo isolamento diplomatico. Mossa poco scaltra se si pensa ai tempi in cui oggi viviamo. Non si fermano nel frattempo non si fermano gli scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane. I venerdì di preghiera si trasformano sempre più facilmente in venerdì della rabbia. Episodi particolarmente violenti si hanno avuti a Hebron e a Betlemme. Malgrado ciò, il legame USA-Israele sembra più saldo che mai.

USA-Israele

Malgrado negli ultimi anni il legame storico-politico (ed economico) tra USA e Israele sembrava gelarsi, le cose sembrano volgere nuovamente a favore degli israeliani. Il gelo era iniziato con l’amministrazione Obama, rea di aver cercato accordi con l’Iran sul nucleare. Con Trump, e la sua opera di distruzione dell’eredità di Obama, sembra che i rapporti tornino a una loro progressiva normalizzazione, se non verso un miglioramento netto.

Già in campagna elettorale D.J. Trump aveva promesso che avrebbe spostato l’ambasciata a Gerusalemme e avrebbe riconosciuto Gerusalemme quale unica capitale di Israele. Lo disse e lo ha fatto.

Anche in sede Onu si hanno avuto miglioramenti netti per Israele. La Haley fin dall’inizio del suo incarico ha dimostrato una forte propensione a combattere per i diritti israeliani. Ha definito ingiustificata l’opposizione degli ultimi 20 anni a Israele. Opposizione di cui gli USA si sono macchiati e che verrà lavata via dalla nuova amministrazione. Sin dal Febbraio 2017 la Haley si è detta essere senza dubbio e acriticamente a fianco di Israele.

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