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Giovanni Marandino morto in carcere: funerali negati all’ultimo boss salernitano della Nco

Giovanni Marandino, ultimo boss salernitano della Nco, è morto in carcere e gli sono stati negati i funerali.

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Giovanni Marandino, ultimo boss salernitano della Nco, è morto in carcere e gli sono stati negati i funerali. Era detenuto nel carcere di Poggioreale.

Giovanni Marandino morto in carcere: negati i funerali

Giovanni Marandino, detto Ninuccio, ex boss salernitano della Nco, residente da anni a Ponte Barizzo di Capaccio Paestum, è morto.

Era detenuto nel carcere di Poggioreale dopo l’ultima indagine per usura a suo carico. Era sulla sedia a rotelle e ha accusato un malore che si è rivelato letale. Lascia la compagna Ada Di Agostino e i figli Pasquale, Emanuele e Maria Rosaria. Con lui si fermano i tanti segreti della consorteria criminale della camorra napoletana guidata da Raffaele Cutolo, di cui era il cassiere fidato, che lo aveva coperto nella sua latitanza.

In un agguato nel 1986 era stato assassinato il figlio primogenito Vincenzo Marandino, avuto dalla prima moglie. Sono stati negati i suoi funerali, previsti sabato 16 ottobre nella chiesa di Ponte Barizzo.

Giovanni Marandino morto in carcere: stava male da mesi

Giovanni Marandino aveva 85 anni e stava male da mesi. La sua famiglia aveva chiesto più volte i domiciliari per le pessime condizioni di salute. Le perizie richieste dal giudice di sorveglianza hanno sempre riportato che le sue condizioni erano compatibili con il carcere.

Era dimagrito di 20 chili e faceva avanti e indietro tra la casa circondariale partenopea e l’ospedale Cardarelli. Era caduto e si era rotto un fermore, ma non gli era stato consentito di curarsi a casa. Giovanni Marandino appartiene alla schiera degli “uomini d’onore” vecchio stampo della criminalità organizzata. Non si è mai pentito e non ha mai collaborato con la giustizia. Ha portato con sé tutti i segreti della sua carriera criminale.

Giovanni Marandino morto in carcere: “Accanimento giudiziario”

Marandino era una persona anziana con un passato con precedenti penali ma questo giustifica il fatto che da Febbraio di quest’anno sia stato fatto morire nell’assoluta solitudine senza il conforto dei familiari presso L’ospedale Cardarelli di Napoli? La tutela della salute, della vita e dell’età avanzata sono prioritarie rispetto alle misure cautelari? Io credo che è questa la domanda da porci, non solo per umanità, che negli ultimi tempi pare sia diventata merce rara, ma anche per misurare l’efficienza e l’efficacia di un sistema penale e detentivo che rimuove ogni problema trincerandosi dietro a vincoli burocratici e un gioco a rimpiattino sulle diverse competenze (Magistratura, sanità penitenziaria, periti di parte…). Da mesi, più volte interpellato dai familiari, ho seguito il caso di Giovanni in carcere e sono andato domenica scorsa a trovarlo in Ospedale al Cardarelli. Davanti a me un vecchio in fin di vita non in grado di intendere e volere. Tra l’altro in cella a Poggioreale era recentemente caduto, spezzandosi il femore, ed subendo un’operazione; non poteva nemmeno usufruire dell’ora d’aria e, considerate le sue patologie, gli era stato assegnato un piantone. Una persona anziana arrivata in carcere in autoambulanza ne esce nella bara!!!! Questo è accanimento giudiziario e altro” ha dichiarato Samuele Ciambriello, Garante campano dei detenuti.

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