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Guerra in Ucraina, l’Occidente pagherà un prezzo enorme per questo conflitto

In Occidente pagheremo, in termini economici, una pesantissima bolletta per questa guerra. Il primo prezzo è quello delle imprese che stanno uscendo dal mercato russo e che difficilmente rientreranno.

Vladimir Putin e Joe Biden

In queste giornate frenetiche, che cosa ci stanno raccontando i mercati finanziari? Anzitutto il petrolio: quali sono i motivi che inducono gli esperti ad essere concordi sul fatto che la corsa del petrolio sia destinata a battere tutti i record di sempre?

Le tensioni geopolitiche sono alla base di ogni considerazione.

L’aggressione russa all’Ucraina ha provocato le sanzioni da parte degli States ed alleati europei, rendendo sempre più difficili le esportazioni da parte dei colossi russi dell’energia, che globalmente sono il secondo produttore al mondo di greggio.

Questo vuol dire che il petrolio russo deve trovare altri sbocchi dove vendere le sue quote. Ma soprattutto è destinata a ingrandirsi la ricerca di produttori alternativi da parte dei Paesi occidentali.

In buona sostanza, a indurre i prezzi verso i 200 dollari sarà l’aumento della domanda perché potrebbe non esserci abbastanza offerta da soddisfarla. Un problema già emerso prima dell’invasione dell’Ucraina che ora diventerebbe ancora più critico.

La situazione è resa ancora più confusa dal fatto che l’Opec , il cartello dei principali paesi produttori allargato alla Russia, non è intenzionato ad aumentare le quote di produzione per frenare i prezzi.

Intende in primo luogo cavalcare la corsa dei prezzi nonostante i continui appelli dei Paesi occidentali perché aumenti l’offerta di petrolio.

A livello di settori i mercati ci dicono che ci sono grosse preoccupazioni per il tenore di vita e lo vediamo dall’andamento dei vari indici di settore, specialmente nel retail, il commercio al dettaglio. Le riduzioni congiunturali, il rallentamento dei tassi tendenziali e le dure pressioni sui prezzi, a partire dai costi dell’energia, rischiano di proseguire e di peggiorare nel tempo.

In Occidente pagheremo in termini economici una pesante bolletta per questa guerra. Naturalmente gli ucraini sono quelli che stanno pagando un prezzo più pesante. L’Occidente sta già pagando un prezzo enorme. Il primo prezzo è quello delle imprese che stanno uscendo dal mercato russo e che difficilmente rientreranno, considerato il clima che si respira.

L’altro aspetto è il prezzo umanitario perché la maggior parte delle persone (oltre 3,5 mln) hanno bisogno di essere integrate, sistemate, alloggiate, sfamate. Chiaramente nessuno è contrario a questo, si sta solo dicendo che è un prezzo importante da pagare.

Quali opportunità ci sono invece oggi sui mercati finanziari? Le commodities sembrano un pò troppo alte in questo momento per essere acquistate. Stesso dicasi per le obbligazioni: di fronte a un aumento dei tassi di interesse, scenderanno.Il mercato azionario, tranne forse il settore della difesa, è tutto a buon mercato. Bisogna avere coraggio, pazienza e sistematicità nel comprarlo. La più grossa occasione che adesso abbiamo per il futuro è proprio la borsa.

I mercati non temono neanche mosse avventate della Casa Bianca. Questo è l’aspetto più importante. Biden sta cercando di aprire più fronti intorno a Putin ma così facendo lo stanno spingendo sempre più verso la Cina indebolendo noi europei. Il vero problema non è fare la tregua, che già non è facile. Il vero problema è come mantenerla. Cosa si farà? E le oscillazioni sui mercati, soprattutto nel settore energetico, andranno avanti ancora per un po’. I mercati hanno comunque una gran voglia di pace e sfruttano ogni minima occasione per cercare di crescere. L’oro è stato l’asset class che ha reso di più negli ultimi 10 anni tranne i titoli tecnologici. Ora con l’inflazione i tassi rischiano di crescere così tanto da penalizzarlo troppo per il suo essere infruttifero.quindi è incerto anche l’andamento dell’oro.

In questo momento cosa può influenzare l’andamento dello S&P500 visti oramai digeriti gli aumenti dei tassi di interesse della Fed e il picco del tasso di inflazione? Gli utili. L’altro giorno il mercato è esploso quando ha visto i risultati di Nike, uno dei titoli che viene utilizzato come barometro dei consumi, e quindi si è visto che i consumi in America sono molto forti . Le parole di Powell poi in realtà hanno elettrizzato le borse perché gli americani hanno capito che con questa inflazione diventa difficile fare tutto quindi molto meglio se si picchia duro per qualche trimestre e poi si l’economia si stabilizza.

Le decisioni sui futuri rialzi mostrano una Fed abbastanza ‘falco’, aggressivamente decisa a procedere in base alla tabella di marcia già delineata per combattere un’inflazione che continua a salire, dopo aver toccato a febbraio il top da 40 anni. Perché senza la stabilità dei prezzi non è possibile avere la massima occupazione.

L’economia di fondo è forte, i bilanci delle società sono solidi. E nello scenario previsionale di base la crescita economica è forte ma l’inflazione è fuori target. E quindi ora la Fed usa i suoi strumenti per ripristinare la stabilità dei prezzi; per cui anche una Fed che picchia duro ma riporta certezze sull’inflazione dovrebbe essere un problema per il mercato, ma in questo momento è ben vista.

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