Amy Winehouse, la morte: tutta la verità
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Amy Winehouse, la morte: tutta la verità

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La morte di Amy Winehouse ha lasciato un grande vuoto del mondo della musica, la vera causa della morte è tristemente nota.

La tragica fine di Amy Winehouse suggella una triste profezia che accomuna tutte le celebrità scomparse precocemente a soli 27 anni. Dopo Janis Joplin, Jimmy Hendrix e Curt Cobain, anche una delle voci più affascinanti e riconoscibili degli ultimi decenni si spegne nella notte del 23 giugno del 2011. Un epilogo molto triste per la regina della black music degli ultimi decenni, autrice di capolavori come Black to Black e Stronger than me.

Amy Winehouse: la causa della morte

Un’anima fragile, quella della cantante britannica Amy Winehouse, accompagnata da un talento esplosivo che la porta in una manciata di anni a scalare le vette delle classifiche mondiali, prima con il debutto dell’album Frank e poi con il capolavoro Black to black con cui sbanca i Grammy Awards. Dopo un successo così veloce, l’artista accusa una forte depressione, aumentata dal burrascoso rapporto con il coniuge Blake Fielder – Civil che la conduce all’uso di droga e psicofarmaci, oltre ad un abuso di alcool.

È proprio una dose massiccia di vodka la causa della sua morte, un’intossicazione da alcool pari a 5 volte la soglia minima di sopportazione.

Ma cos’è successo veramente quella fatidica notte in cui perde la vita una delle cantanti più acclamate di questi anni? Tante sono state le voci sulla sua morte, tra cui un mix micidiale di vodka e stupefacenti, tra cui cocaina ed eroina. Le fonti ufficiali, però parlano solo di alcool e i parenti sostengono che non è morta di overdose.

Morte di Amy Winehouse: la testimonianza del bodyguard

A raccontare le ultime ore di vita dell’artista è proprio il suo bodyguard e la persona con cui trascorre l’ultima notte, tale Andrew Morris che nell’ultimo periodo è sempre al suo fianco, soprattutto nei momenti di difficoltà. La guardia del corpo, con cui Amy ha un rapporto di grande sintonia e intimità, come fratello e sorella, racconta al giudice di trovarsi con lei la notte del decesso, nella sua abitazione di Londra.

Sembra una normale serata di una ragazza come tante: dopo aver ordinato del cibo indiano da asporto in un ristorante del quartiere, Amy si ritira nella sua stanza per mangiare da sola, ma un piccolo dettaglio avrebbe dovuto allarmare Morris.

La giovane comincia a guardare su Youtube dei videoclip di se stessa, ascoltando le sue canzoni e non togliendo mai lo sguardo dallo schermo del computer. Anche il padre Mitch fa una rivelazione sulla figlia Amy che ha lasciato tutti senza parole. Amy sembra quasi ipnotizzata dalla sua stessa voce e dal suo stesso carisma, e le note dei sui brani la conducono per mano in un abisso di malinconia e tristezza che le sarà fatale.

Amy Winehouse: il difficile rapporto con l’alcool

In quel periodo Amy era riuscita a disintossicarsi dalla droga, ma era ricaduta nella dipendenza dell’alcool: sopraffatta dalle proprie emozioni e quasi in preda ad un delirio, come in trans, la cantante comincia a bere vodka, una bottiglia dopo l’altra, mentre continua a fissare se stessa sul monitor del computer. Beve così tanto che il suo corpo, esile e ormai sfinito da tanta debolezza, non ce la fa, a causa di un quantitativo 5 volte maggiore di quello concesso alla guida.
Quando Morris, la mattina, va a controllare Amy, la trova distesa sul letto della sua stanza, e pensa che stia semplicemente dormendo, ma in realtà il suo corpo è senza vita.

Amy non si muove, è sempre nella stessa posizione da ore, il bodyguard le controlla il polso, non c’è battito, non c’è respiro: si è appena spenta una delle stelle più luminose e promettenti del firmamento della musica di tutti i tempi.

Da quanto traspare dalla testimonianza del medico personale della cantante, Cristina Romete, Amy non voleva uccidersi, era stata informata dei danni irreparabili che l’alcool stava causando alla sua persona, ma desiderava uscire da quel turbine di autodistruzione in cui era entrata.

Nelle ultime settimane era già svenuta tre volte per eccesso di vodka, ma questo non è servito a salvarla dalla sua tragica morte. Amy Winehouse muore nella sua stanza da letto nella notte del 23 luglio 2011, dopo aver mangiato del cibo da asporto e aver trangugiato innumerevoli bottiglie di vodka, in completa solitudine e senza nessuno che possa aiutarla, tranne la sua guardia del corpo, ignaro del dramma che stava per accadere.

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